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La bête du Gévaudan

di Andrea Gazzotti


Portata al castello di Besques la bestia fu esaminata e ne è rimasta una descrizione:
… assomiglia a un lupo soltanto nella parte posteriore, giacché la sua testa…..è mostruosa! I suoi occhi hanno una membrana singolare che va dalla parte inferiore dell’orbita sino a ricoprire il globo oculare. Il suo collo è ricoperto di un pelo molto spesso di un grigio rossastro attraversato da qualche striscia nera. Sul petto ha una grande macchia bianca a forma di cuore, le sue zampe presentano quattro dita armate di grossi artigli, molto più lunghi di quelli di un lupo normale. Ugualmente le zampe sono molte robuste, soprattutto le anteriori, dal colore di cerbiatto….un colore mai visto addosso agli altri lupi,…
Le campane rintoccano a festa e in un lampo la notizia raggiunge anche i villaggi più lontani. È nato un nuovo eroe. Jean forse si monta la testa e commette due grossi errori: fa imbalsamare malamente l’animale e invece di partire subito per Parigi perde tempo mostrandolo in tutti i villaggi e solo ai primi di agosto arriva a Versailles con una carogna in completa decomposizione. Il Re nemmeno lo accoglie (sembra che come ricompensa abbia avuto solo 72 livres), ordina la distruzione della carcassa, è infastidito da questa storia e forse non vuole screditare il fidato Antoine de Beauterne vero uccisore della bestia. A complicare il quadro sull’identità di Chastel emerge un altro dato: alla sua morte il corpo viene seppellito senza una pietra tombale e la sua casa bruciata e rasa al suolo. Se era un eroe perché riservargli questo trattamento?

Ciò che emerge da tutta questa vicenda avvolta per tanti aspetti ancora nel mistero, e non poteva essere diversamente vista l’epoca e i luoghi, è la mancanza di una vera analisi e indagine scientifica sulla natura della bestia. Le stesse raffigurazioni pervenuteci dimostrano come allora fosse la fantasia dell’incisore a dare corpo a descrizioni orali, impedendo di arrivare a una soluzione razionale di una tragedia che ha distrutto centinaia di vite umane e alimentato la leggenda dando voce a tutte le più incredibili fantasie a cui la mente umana possa arrivare come: lupi mannari, gli immancabili UFO, un complotto di Stato ordito dallo stesso Luigi XV per punire una popolazione mai stata amica avendo appoggiato gli Ugonotti protestanti. Non ultima la teoria del ….mal di denti.
La povera bestia, soffrendo di problemi di masticazione, avrebbe preferito la carne più tenera dei bambini e delle donne!




La bête du Gévaudan, 1765, The London Magazine


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(*) In diversi articoli da cui ho attinto per scrivere questo articolo, il termine Louveterie è stato italianizzato in lupatteria. In francese indica sia un gruppo di Louvetiers coi loro cani, sia ambienti ad essi riservati nelle case reali ma in Italia non esiste un omologo, quindi ho mantenuto l’originale. Stesso discorso vale per il termine Louvetier (lupattiere) che in francese viene infatti distinto dal normale chasseur. Il Grand Louvetier, che prestava giuramento nelle mani del Re, era l’alto ufficiale preposto a comandare e organizzare le battute di caccia e aveva ai suoi ordini Lieutenants e Sergents de Louveterie. Si fregiava di un blasone con due teste di lupo sotto il proprio stemma araldico. Il ruolo dei Louvetiers era talmente importante che erano esentati dal servizio militare. Oggi questa figura esiste ancora in Francia con il classico compito di tenere in equilibrio la fauna selvatica più pericolosa.




Insegna di un Luogotenente di Louveteria contemporaneo e antico blasone di Grand Louvetier


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