Login

Iscriviti a Jourdeló

La bête du Gévaudan

di Andrea Gazzotti


È interessante una lettera scritta in quel periodo dal Sottotenente Lafont all’intendente della Languedoc, Guignard de Saint-Priest: Gli stranieri vengono con la migliore volontà, cacciano per qualche settimana e poi se ne tornano a casa, stanchi e demotivati.
Intanto la psicosi dilaga, la storia passa i confini francesi e un giornale inglese ironizza (non correva buon sangue fra i due vicini) sul fatto che un esercito di 120.000 (!) uomini viene tenuto in scacco da un lupo. Apriti cielo!

Luigi XV sostituisce d’Enneval con François Antoine de Beauterne (da ora semplicemente Antoine), Gran portatore di archibugio del Re e Gran Louvetier del Regno.
Il Re è talmente irritato che il principe di Condé e i duchi di Orléans e Penthièvre, appassionati cacciatori, non esitano a mettere a disposizione il meglio che possiedono in cani, cavalli e tiratori. Il 16 giugno Antoine, col figlio Robert, pure lui esperto cacciatore, il valletto e otto capitani della guardia reale di Versailles e Saint Germain, sei esperti guardiacaccia, quattro segugi della Louveterie Royale e un grande levriero, inizia il suo duro lavoro ma il 4 luglio, nei pressi di Broussolles, non può fare altro che esaminare i miseri resti di Marguerite Oustallier e avere la conferma che ha di fronte un animale enorme.

La paura si fa strada nella sua mente E se la bestia non fosse sola ma avesse anche una compagna simile a lui e dei figli? Diversi testimoni infatti sostenevano di averla vista con una femmina e dei piccoli. Li stava forse allevando e nutrendo anche con carne umana? Se era così a breve ci sarebbero state in giro molte bestie antropofaghe, o c’erano già?!
L’estate del 1765 fu caratterizzata in quella regione da continue piogge e dense nebbie che resero la caccia difficile, inoltre i contadini troppo impegnati nei campi non furono di molto aiuto nelle battute. Le uniche impronte rinvenute in quei giorni sono di normali lupi, nulla che faccia pensare ad altro, ma i morti ormai sono più di ottanta.
All’inizio di agosto arriva il conte Antoine Tournon con una ventina di cani e alcuni uomini, il morale di Antoine e dei suoi guardiacaccia risale.

image
Auvers, Monumento dedicato a Marie Jeanne Valet

L’11 agosto si organizza una battuta e la belva viene scovata, tenta di far perdere le sue tracce attraversando alcune volte un fiume ma si trova di fronte a un gregge di pecore e i cani da pastore la obbligano a retrocedere. Le cronache riportano che quel giorno la bestia aveva anche attaccato la pastorella Marie Jeanne Valet la quale, armata di baionetta (arma da difesa allora molto usata da pastori e contadini perché di semplice fabbricazione), reagisce e assesta un devastante colpo all’animale che, pur fuggendo, lascia sul terreno molto sangue (ad Auvers è visibile un monumento dedicato alla ragazzina) e anche delle enormi impronte. Si trattava dello stesso animale inseguito prima dai segugi o erano in due?

Il 28 agosto un guardiacaccia di nome Rinchard l’avvista e la colpisce, ma come sempre l’animale sembra sopravvivere. Il 31 dei contadini trovano il cadavere di un grosso lupo. Il conte di Tournon, credendo che il problema sia risolto, se ne va, ma ad Antoine l’istinto suggerisce che non è così. Il tempo è sempre più inclemente perché oltre alle nebbie si aggiungono le prime gelate.
Il 16 settembre giungono per fortuna altri aiuti, una muta composta da un levriero, due segugi, otto cani della Louveterie e un altro segugio di Fontainebleau.
Il 17 i guardiacaccia riferiscono che un cane pastore sta divorando i resti dell’ultima vittima, una bambina di Pépinet. Antoine ne ordina l’abbattimento anche su richiesta degli stessi abitanti e quattro giorni dopo il randagio viene abbattuto. Non ci si poteva permettere di avere troppi antropofagi in giro oltre alla bête!

Pagina:
Precedente 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 Successiva
© 2005 - 2019 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento
Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Daniela Bottoni