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Giustizia è fatta

I popolani bolognesi e la giustizia pontificia all’indomani del biennio rosso

di Mirtide Gavelli

E ne aveva ben raggione il Governo Passato di Arestarmi, perchè non ho fatto che cospirare contro di lui...


Luigi Pajoli, detto Il matto dei Bastoni, popolano bolognese coinvolto nei moti del ‘48, così si esprime nel suo Memoriale dell’8 agosto 1848. Con un linguaggio sgrammaticato ma vivacissimo racconta le vicende di una intera vita, piena di luci ed ombre, svoltasi in parallelo all’unificazione italiana. Luigi Pajoli nasce nel 1818 e muore nel 1891. Nella sua lunga vita svolge tanti mestieri diversi - ombrellaio, tornitore, fruttivendolo - che gli consentono di vivere e di mantenere la famiglia.
Nel suo curriculum giudiziario troviamo, sin dalla giovane età, una lunga teoria di piccole imputazioni che lo portano ad entrare ed uscire dalle carceri pontificie: furto di un finimento di cavallo, furto mediante insalizione (ovvero avvenuto scavalcando un muro) per sottrarre vestiario e biancheria, rapina di un orologio d’argento, risse e ferimenti, resistenza alla forza pubblica e ingiurie, ecc. Le condanne andavano in genere da 20 giorni ad un mese al massimo, e spesso veniva prosciolto completamente dalle accuse. Insomma, non un grande criminale. Ma facendo ricerche su di lui presso l’Archivio di Stato, ad un certo punto è spuntato un interessante documento: una rubrichetta di piccolo formato, non facente parte ufficialmente del faldone in cui è contenuta, intitolata Indice di quattro elenchi degl’Inquisiti pei delitti commessi nell’agosto e settembre dell’anno 1848 e di altri delitti in odio di parte.

È doverosa una rapida premessa: gli eventi del 1848, l’anno delle rivoluzioni, portarono sconvolgimenti anche a Bologna.
Circa 2.000 furono i volontari che lasciarono la città per andare a combattere nella Prima Guerra di Indipendenza; coloro che rimasero furono invece i protagonisti di quella
memorabile giornata dell’8 agosto nella quale i soldati austriaci furono scacciati al di fuori delle mura cittadine dai popolani armati alla bell’e meglio, furenti contro le minacce di ritorsioni spedite dal Maresciallo Welden alla cittadinanza ribelle.
Luigi Pajoli e un numero indefinito di popolani parteciparono a queste sommosse, ma furono anche protagonisti di quel bimestre difficile che seguì all’8 agosto, un bimestre in cui non si sapeva bene chi comandasse in città, in cui si susseguirono scontri, assalti, agguati, uccisioni... Un vero periodo di anarchia, come in genere venne definito dalle cronache.

A questi due mesi di libertà sconsiderata seguirono poi le vicende di tutt’altro stampo che portarono all’Assemblea Costituente ed alla proclamazione della Repubblica Romana, avvenuta il 9 febbraio 1849. Bologna ne fece orgogliosamente parte, mandando i suoi uomini più validi a Roma alla difesa della Repubblica ed alla Costituente stessa, e venendo a sua volta riconquistata dopo un vero e proprio assedio nel maggio successivo.

La Restaurazione che ne seguì fu questa volta ancora più dura rispetto a quella degli anni ‘30: migliaia di soldati austriaci di stanza in città a puntello del fragile Stato Pontificio, legge stataria (sorta di giudizio sommario riservato in genere ai militari) applicata anche ai civili, nessuna libertà di parola od espressione, nessuna riforma economica e tantomeno politica...
Un decennio duro e cupo.
Ma cosa successe a tutti coloro che nel biennio rosso avevano sperato nell’avvento di un mondo diverso, e spesso avevano partecipato in prima persona ai sommovimenti ed alle rivolte?
Di solito si hanno informazioni per i nomi più noti: per molte decine di persone sappiamo che si aprirono le porte dell’esilio, onde evitare arresti, processi e condanne. Erano spesso appartenenti alla classe borghese o aristocratica, che in qualche modo potevano vivere, a volte anche agiatamente, lontani dalla propria città e dalla propria famiglia, o in moltissimi casi - uno per tutti Quirico Filopanti - mettendo a frutto le proprie capacità lavorative. In quest’ultimo caso, non si trattava solo di intellettuali, che potevano riciclarsi come insegnanti, giornalisti, scrivani, ma anche di operai specializzati e artigiani che potevano sfruttare le proprie abilità in altri paesi.


Immagini nella pagina:
G. Belvederi, Cacciata degli austriaci da Porta Galliera, 1848, Museo civico del Risorgimento di Bologna (particolare)
A. Muzzi, La cacciata degli austriaci da Porta Galliera l’8 agosto 1848, 1849 ca., Museo civico del Risorgimento di Bologna

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Maggio 2019 (Numero 29)

  • Editoriale 
    di Daniela Bottoni
  • Giustizia è fatta 
    di Mirtide Gavelli
  • Scheda: Antonio Muzzi
    di Chiara Albonico
  • Che Quarantotto!
    di Lorenzo Nannetti
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • Eran giovani e forti...
    di Andrea Olmo
  • What Hath God Wrought!
    di Samuele Graziani
  • XII giugno 1859
    di Daniela Bottoni
  • Die Habsburger in Bologna
    di Andrea Gazzotti e Augusto Battaglini
  • La Guardia civica di Bologna
    di Andrea Sini
  • Il Morbo corre con insonne possa
    di Marinette Pendola
  • Fonti bibliografiche del n.29 
    a cura di Redazione Jourdelò
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