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Tanto può sul popolo il sentimento di patrio amore!

Bologna – 8 agosto 1848

di Redazione Jourdelò


imageGià da due ore accanitamente si combatteva, e benchè il danno della città e dei cittadini fosse non lieve, tanto maggiore, anzi incalcolabile era la perdita degli Austriaci, che molti graduati morti e feriti, e moltissimi soldati estinti o messi fuori di combattimento già noveravano, sicché visto arrivare l’inaspettato soccorso del cannone di cui forse credevanci interamente sforniti, vinti e sfiduciati dall’eroica difesa, batterono precipitosamente in ritirata, anzi in dirotta fuga, lasciando in nostre mani Ufficiali e Soldati prigioni, molti uccisi non potuti sottrarre e seco recando altri numerosi morti e feriti. Tanto fu impreveduto il loro ritirarsi, che fallì il colpo del popolo, che, se appena previsto, forse poteva loro torre i cannoni, e fu un istante che ciò non avvenne. Fu universale grido di gioia e di trionfo quando i nostri, appena usciti i nemici furono padroni di Porta Galliera e tutte le altre da essi invase.
Tosto fu opera comune e indefessa il munirle con opere di legno e di terra, e lo stormire continuo delle campane cresceva animo a ciò, né vi fu mano, per quanto non avvezza a rudi e faticosi lavori, che non vi ponesse opera. La nostra buona plebe, infiammata dal migliore spirito ed ardore, cessate un istante le armi, pose instancabile lavoro e stabili barricate lungo le vie e nella notte e nel giorno di ieri continuò senza posa l’opera, sicchè non vi ha via che non veggasi ora riparata di difese e d’impedimento.

Ma partito di qui l’Austriaco non cessavano le cure più grandi di sollecita difesa, giacchè troppo era a temere che, ripreso animo ed accozzate le sparse forze, nuovamente irrompesse a tentativi d’assalto. Diffatti fuvvene ieri più volte minaccia ed ostili movimenti. Ma vegliavano i Bolognesi a guardia costante, sicchè l’aggressore parve vinto alla indefessa vigilanza, e cominciò a muoversi in ritirata. In tempo del combattimento dell’8, drappelli di eletta gioventù e di popolo vegliavano pure ai non minacciati punti e lunghesso tutte le mura della Città, e fu savio e salutare consiglio. Un corpo di Cavalleria muovendo da S. Felice si dirizzava lungo gli spalti esterni della Città verso Porta S. Mamolo, minacciando d’impadronirsi degli sbocchi dei colli, che da quel lato sovrastano la Città. Una mano di bravi nostri, appostata in un interno mascheramento, lasciarono venirsi sotto tiro dei fucili i cavalieri nemici, e con una generale scarica uccisine e feritine alcuni, posero in iscompiglio ed in fuga i rimanenti, che si chiamarono fortunati di poter raggiungere i loro, non senza però nuovi danni.

E qui non dobbiamo tacere come su di uno di quei colli villeggiasse il venerando ed amato Pastore l’E.mo Oppizzoni che poteva trovarvisi esposto a grave pericolo. In mezzo all’universale trambusto non iscordarono di esso i bolognesi che accorsero a trarlo in Città, e così posero in salvo il loro ottuagenario Arcivescovo.
Scacciato il nemico, e mentre pensavasi a munire la Città non dimenticavansi le vie delle colline, che potevano diventar punto di fatalissimo danno per noi ove l’oste numeroso ne potesse invadere le alture per fulminare la Città, trascinandovi artiglierie. Tosto si provvide ad assicurarle, e là pure persone d’ogni classe accorsero, né curando lunghe fatiche tagliando alberi, franando gli accessi, barricando e ponendo ogni maniera d’impedimenti, resero impossibile, o almeno difficile e lunga opera, l’impadronirsene ai nemici fugati e vinti.

Tutto ieri fu speso a provvedere e sistemare la difesa e gli armamenti: la generosa nostra plebe, informata dal miglior spirito, invocò nuove armi e le ottenne, e coi cittadini d’ogni ordine vigilava e vigila tuttora a sollecita guardia. Tanto può sul popolo il sentimento di patrio amore! Aiuti furono nella sera dell’8 invocati dalla campagna, dalla Romagna, e dalle milizie già qui residenti che non creduta minacciata col fatto la nostra Bologna, e tenutala indifendibile militarmente, eransi avviati alla Cattolica. Ieri mattina tosto cominciarono ad accorrere gli armati aiuti delle Civiche di campagna, e ieri sera la città nostra contava l’aggiunta di ben due mila individui in armi.
Pronte risposte di Romagna ci assicurano il sollecito rinforzo di militi e di artiglierie; né reputiamo di andare errati credendo che insieme ad esse giungeranno molti volontari da quelle generose Città, che arsero di terribile sdegno alla notizia dell’insulto fatto ad una città sorella. Soli intanto i Bolognesi domarono il forte nemico e fecero mordere la polvere a chi credeva di opprimerci. Gloria ai Bolognesi d’ogni ordine; e gloria ai valorosi Carabinieri, ai prodi Finanzieri, che tutti combatterono senza esempio alla difesa della Città e dei Sovrani diritti. Per cui anche Bologna ha oramai il titolo di essere appellata Eroica.

I morti nemici avranno intanto sepoltura fra noi, i feriti le cure che a popolo si convengono di squisito sentire; i prigioni, abbastanza numerosi, trattamento a seconda delle leggi di guerra fra popoli ben ordinati e civili.
I nostri morti (e sono fortunatamente ben pochi) avranno, speriamo, funebri onori, soccorsi le loro famiglie. I feriti ogni genere di aiuto dall’amore concittadino, già ne ebbero buona prova nei soccorsi loro apprestati al primo momento dalle mani fraterne e per le cure specialmente del sesso gentile, che, superato l’innato timore, seppe vincer sé stesso, né smarrì gli spiriti in lagrime e in ispaventi, ma prestava soccorsi, incoraggiava i combattenti, e cresceva novello vanto al nome delle donne italiane. Il Clero pure prestossi indefesso alle sante opere del suo ministero (11).
Intanto, sappiamo, purtroppo, che gli Austriaci nella loro ritirata sfogarono la propria rabbia sulle indifese campagne, incendiando, involando, uccidendo; e narransi nefandissime ed iniquissime storie, di cui differiamo lo scrivere per riferire cose esatte ed appurate. Grazie alla vigilanza ed al valore dei Bolognesi è salva questa terra, difesa dalla protezione della Vergine, vigilata, benedetta, confortata da Pio.”


(11) Il valore del popolo armato era alimentato dalle donne, dai vecchi e da ragazzi non atti alle armi, i quali nel calore della zuffa, percorrevano le fila dei combattimenti con incredibile ardimento distribuendo loro le munizioni. Vi fu un ragazzo che attraversò la Montagnola nel più forte della mischia, per recar munizioni a chi ne era privo. Al combattimento della Montagnola, presero parte anche diversi giovanetti del Battaglione La Speranza, e vi diedero prove di valore.


Nota della Redazione: Sono state riportate solo un paio delle note inserite da Domenico Brasini a commento della narrazione (6 e 11).


Immagini nella pagina:
N. Angiolini, Combattimento dell’VIII agosto alla Montagnola, 1850 ca., Museo civico del Risorgimento, Bologna
G. Belvederi, Cacciata degli austriaci da Porta Galliera, 1848 ca., Museo civico del Risorgimento, Bologna
Fine.
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