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Tanto può sul popolo il sentimento di patrio amore!

Bologna – 8 agosto 1848

di Redazione Jourdelò

Cronaca e note sono tratte da: L’8 agosto 1848 in Bologna. Notizie e documenti raccolti e pubblicati da Domenico Brasini, Tipografia Fava e Garagnani, Bologna, 1883, per gentile concessione del Museo civico del Risorgimento di Bologna

8 agosto 1848, Bologna

Il fatto d’armi dell’8 Agosto, e così narrato dalla Gazzetta di Bologna, del 10 detto mese:
“L’accorrere d’ogni classe di cittadini e di popolo alla più vigile difesa della Città aggredita dall’Austriaco, ci tolse ieri di pubblicare il foglio, siccome sarebbe stato nostro desiderio. Ma prima di tutto il Sovrano e la Patria. Crediamo che ciò basti per tenerci scusati presso i Soci.
Ora di Bologna e delle cose nostre. Di Bologna che nuovamente gloriosa ed altera, può a buon dritto annoverarsi fra quelle italiche Città che la storia contemporanea deve ricordare fra le più illustri e famose; di Bologna, che, inerme, sfornita di truppe, senza artiglieria, vinse in un attimo, pel fermo volere di tutto un popolo provocato dalla violazione dei Sovrani diritti.
Benché la serie degli atti governativi pubblicati, servano abbastanza per sé alla documentata storia dei fatti, pure non possiamo starci dal narrare alla meglio gli eventi, tali quali accaddero, quando l’impressione di mirabili ed improvvisi successi e la strettezza del tempo ci permette di raccogliere e di dare.

Una convenzione stabilita fra i governanti nostri ed il Maresciallo Welden capo delle Truppe che pretendevano di occupare le Legazioni, stabilì che gli austriaci tenessero l’esterno della Città, occupassero militarmente tre delle Porte di essa, i soldati entrassero a passeggiare la città e farvi provviste disarmati.
Non appena era divulgata contezza della stabilita convenzione, e in alcun modo soddisfatto il pubblico voto, d’improvviso un corpo di cavalleria entrava sulle ore 9 del Lunedì 7 da Porta Maggiore e recavasi ad isquadronarsi nella piazza. Fu tosto un fremito di sdegno, credendosi i bolognesi scherniti; ma il presto accorrere delle Autorità al Comandante di quel corpo, fece che egli si ritirò da Porta Galliera.
Tutto procedeva quietamente ed i bolognesi rassegnati alla tolleranza, cominciarono a vedere con fremito ufficiali e soldati a passeggiare la Città con armi in aria baldanzosa; pur pazientavano né mossero il primo dì a rivolte, che tutti potevano temere funeste.

Ma il Martedì 8 alcuna parziale circostanza ebbe luogo, e ciò cresceva lo sdegno del popolo, che già con sordo mormorio cominciava a manifestarsi. Atti minacciosi di alcuni Austriaci non furono più oltre sofferti.

imageD’improvviso il Welden de’ suoi, dal popolo accusati, faceva altrettanti accusatori. Chiamava insultati ed offesi alcuni suoi ufficiali; intimava all’Autorità con imperiosi ed acerbi modi la consegna di sei ostaggi fra gli Ottimati della Città, e chiudeva l’inchiesta colle più aperte e terribili minaccie. Fu degnamente risposto: intanto lo sdegno popolare era al colmo. Comune facevasi la causa in ogni ordine, e già parlavasi di tentar mezzo a reprimere la straniera baldanza, insieme difendendo l’onore di Bologna e i Sovrani diritti, come era espressa mente e volere del nostro Augusto Sovrano.

Preparavasi intanto l’austriaco alle offese, ed alle tre porte occupate puntava obici e cannoni. La sola Civica vigilava all’ordine della Città, ed aveva fucili: non molti Carabinieri risiedevano tra noi ed un pugno di Finanzieri bella ed animosa gioventù gli uni e gli altri, ma da reputare impotente contro un nemico agguerrito e provvisto di ogni mezzo ad attacco e difesa.
Ma quando un popolo sorge sdegnato e concorde nulla v’ha ch’ei paventi o indietreggiare lo faccia. Tutti correvano irosi a provvedersi di qualunque maniera di armi che si presentasse; ricchi e poveri, cittadini e plebei tutti uomini in concorde volere, mostravansi risoluti a piuttosto morire che vilmente cedere a tale procedere dell’aggressore. Erano le quattro del Martedì, che, datone il segno dalle Campane del Comune, tutte le campane della Città rintoccarono terribilmente a stormo; batterono i tamburi a raccolta, gli armati volavano alla difesa; gl’inermi non atterriti dalle minaccie nemiche, si accinsero alle barricate (6).

Erano le cinque, e, senz’altro avviso cominciava l’attacco austriaco lungo la linea che da Porta S. Felice stendesi a quella di Galliera, il quale ultimo punto fu il più formidabilmente battuto.
A tutti i luoghi accorrevano i Cittadini, rispondendo con offesa ad offesa, volontari, senza chi ne li dirigesse, ciò che male avrebbe potuto ottenersi in un subitaneo commovimento popolare.
Cominciato a Porta Galliera il mitragliare austriaco contro la strada diretta, con grave danno delle abitazioni, tosto due nemici cannoni con fanteria e cavalleria, invasero all’interno della Città le terribili alture della Montagnola, e discesi colà in piazza d’armi, cominciarono a fulminare contro le case e gli sbocchi delle vie. Le racchette, i razzi alla congreve, le bombe piovevano intanto nella Città e recavano gravi guasti agli edifizi; appiccavasi dai razzi talun incendio non grave però, se quello se ne tragga del bel Palazzo Spalletti-Trivelli, cui, ad onta dell’universale trambusto, corsero prontamente i nostri bravi Pompieri, ed in breve ora poterono domarlo e vincerlo.
Ma il popolo combattente non perciò atterrivasi anzi cresceva di sdegno a tanta barbarie, e di soli fucili ed armi bianche armato faceva disperata difesa.
Morti e feriti erano da ambo le parti; quando dagli Artiglieri Civici potè in fretta montarsi un vecchio cannone qui avanzato, e con quello accorrere alla Montagnola.


(6) Le prime barricate, in questo giorno, furono fatte nel Borgo S. Pietro; a guardia di queste stavano pochi Carabinieri e qualche popolano, pochi essendo di questi che avessero armi. Molti però stavano sui tetti pronti all’occorrenza a gettarne le tegole adosso agli Austriaci.


Immagini nella pagina:
A. Nini, La cacciata degli Austriaci da Bologna li 8 agosto 1848, acquaforte, 1848, Museo civico del Risorgimento, Bologna
A. Muzzi, La cacciata degli austriaci da Porta Galliera l’8 agosto 1848, 1849 ca., Museo civico del Risorgimento, Bologna


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