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Jane Austen e il romanzo gotico

Andate fuori di testa tutte le volte che volete; ma non svenite!

di Silvia Ogier


Lo stesso accade con quello che è il primo romanzo da lei completato, nel 1803, con il titolo Susan ma pubblicato postumo solo nel dicembre del 1817 col titolo L'abbazia di Northanger, che altro non è che una grandiosa, gustosa, arguta parodia del romanzo gotico. L'incipit del romanzo, ad esempio, è costruito per negazione: la protagonista del libro, Catherine Morland, viene presentata come irrimediabilmente priva delle caratteristiche tipiche delle più classiche eroine del romanzo gotico, rendendo così l'eroina austeniana una vera anti-eroina, piena di sintomi di sregolatezza, come afferma la stessa Jane Austen. Ma sarebbe riduttivo dire che L'abbazia sia soltanto questo... La vicenda di questa giovanissima sognatrice che si perde nei romanzi di Ann Radcliffe con l'ingenuità e l'entusiasmo dei suoi diciassette anni (ritrovandosi così in qualche notevole guaio), è anche un ottimo esempio di romanzo di formazione su un'inesperta e candida ragazza di campagna che impara a destreggiarsi nel mondo là fuori, tra le mille insidie della città e soprattutto delle dinamiche sociali. È anche un romanzo che riesce a farsi beffe dei conduct book (veri e propri manuali di comportamento per brave ragazze in forma di romanzo, molto in voga a quei tempi) nonché a difendere a spada tratta, con fendenti di sopraffina ironia, il romanzo come genere letterario, che a quei tempi era ancora visto con occhio sospettoso e molto snob dai tanti che lo ritenevano inferiore alla poesia. Ecco che cosa scrive la fiera romanziera Jane al capitolo 5, citando addirittura tre romanzi famosissimi ai suoi tempi (i primi due di Frances “Fanny” Burney, il terzo di Maria Edgeworth):

“E che cosa state leggendo signorina?” “Oh! È solo un romanzo!” risponde lei, mentre posa il suo libro con affettata indifferenza, o con momentanea vergogna. “È solo Cecilia, o Camilla, o Belinda”, o, in breve, solo un’opera in cui si dispiegano gli enormi poteri dell’intelletto, in cui la massima conoscenza della natura umana, la più felice descrizione delle sue sfaccettature, la più vivida dimostrazione di spirito e intelligenza, sono trasmesse al mondo nel linguaggio più ricercato.

L'abbazia di Northanger è, last but not least, uno straordinario diamante grezzo perché compendio degli elementi narrativi austeniani allo stato nascente, che saranno sviluppati e ampliati da Jane Austen dopo il 1803, nei grandi romanzi maggiori revisionati o scritti ex novo e infine pubblicati a partire dal 1811.
Dunque, se vi capita tra le mani, care lettrici e cari lettori, non lasciatevi ingannare dal suo aspetto così esile, né dalla storia solo apparentemente innocente e divertente che danza sulla superficie priva di asperità e lasciatevi conquistare dalla luce della sua geniale, profonda ironia.

La chiusura di questa breve ricognizione nel genere gotico dal punto di vista di Jane Austen non può non concludersi con una citazione della grande Autrice. In una lettera del 1814 (anno di pubblicazione di Mansfield Park) alla nipote Anne che si dilettava nella composizione di romanzi, zia Jane offre numerosi consigli sul testo che la giovane sta scrivendo: tra questi, ne spicca uno che ci rivela come l'amore per il romanzo gotico fosse da lei sempre vissuto in un perfetto equilibrio tra ragione e sentimento, tra la coscienza dei limiti letterari di questo genere e il piacere per l'intrattenimento puro.

Che Devereux Forester vada in rovina a causa della sua Vanità va benissimo; ma vorrei che non lo facessi precipitare in un “vortice di Dissipazione”. Non ho obiezioni sulla Cosa in sé, ma l'espressione non la sopporto; - è talmente in gergo romanzesco - e così vecchia, che immagino che Adamo vi si sia imbattuto nel primo romanzo che ha aperto.


Nota:
Silvia Ogier è fondatrice e presidente della Jane Austen Society of Italy (JASIT).
Tutti i brani citati sono nella traduzione italiana di G. Ierolli, tratti da jausten.it



Immagine nella pagina:
Catherine Morland legge I Misteri di Udolpho, illustrazione di C. E. Brock per un’edizione di L’abbazia di Northanger del 1907.
Fine.
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