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Appassionarsi alla memoria

di Lorenzo Nannetti


La chiave per la memoria

In fondo questa è una chiave per la memoria: non serve necessariamente averlo in famiglia, ma qualcuno che faccia appassionare è fondamentale. Ciò che conta è come si racconta, come si mostra, come si coinvolge. Come. La difesa della Repubblica Romana nel 1849 o la disperata resistenza a Curtatone e Montanara (leggere De Laugier per conferma!) non sono meno epiche della Battaglia del Fosso di Helm del Signore degli Anelli… ma il modo nel quale vengono raccontate fa la differenza… e questo dimostra perché così tanti siano andati a vedere il film di quest’ultima mentre non conoscono quasi nulla delle prime due. Non serve necessariamente un kolossal cinematografico (anche se aiuterebbe), ma se oggi ricordo chi sia Giovanni Livraghi e non solo Ugo Bassi è perché “In nome del Popolo Sovrano” - al netto delle tante libertà artistiche del regista - è stato un film che mi ha colpito più di qualunque libro sull’argomento. E da diciottenne proveniente da una famiglia di militari, quale ero, vedere in quelle scene il giovane Emilio Morosini (una persona reale, non un personaggio di fantasia) che cade combattendo con i Bersaglieri Lombardi ha impresso il ricordo di quali scelte coraggiose avessero fatto tanti miei coetanei di allora.

Se oggi ricordo la storia delle Guerre d’Indipendenza, è anche perché giocarle me le ha fissate nella mente fin da piccolo e mi ha fatto porre domande su domande: chi erano i protagonisti? Che hanno fatto? Cosa è successo dopo? Tutte cose che, crescendo, ho poi voluto approfondire. Prendere parte, “fare finta che” - l’attività più istintiva fin da bambini - mi ha portato a condividere (in maniera limitata e astratta, ovvio) quello che provavano loro.

Questa è una lezione da imparare prima di tutto per i formatori: se vogliamo che rimanga la memoria del Risorgimento, magari stimolandone ulteriormente la curiosità, coinvolgiamo chi abbiamo di fronte trasmettendogli passione ed entusiasmo: se Alberto Angela riesce a parlare di Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele II in maniera da incantare milioni di adulti, se Alessandro D’Avenia rende attuale Leopardi per adolescenti che si riscoprono affamati delle sue parole, non è solo per la grande competenza ma anche per la passione che ci mettono e trasmettono. E non temiamo di usare metodi anche “non convenzionali”: la letteratura sul valore pedagogico del gioco in ambito di istruzione non va ignorata. E’ forse qui un’altra chiave per attivare la memoria: se studiare la società di oltre 150 anni fa può a prima vista sembrare noioso, il giusto pungolo e la giusta modalità possono trasformare la scoperta del passato nella realizzazione di un sogno e non dovrebbero essere ignorati da chi, oggi, vorrebbe farli scoprire anche ai giovani studenti e post-studenti.

Certo non dobbiamo aspettarci torme di ragazzi e ragazze desiderosi di iscriversi a corsi di valzer o divorare con gli occhi documenti storici dal lessico antiquato, sarebbe irrealistico. Una recita, uno spettacolo, una ricostruzione storica (incluso, perché no, un gran ballo a tema per sognatori e sognatrici, se pensiamo al fascino che ancora oggi esercitano eventi come il Ballo delle Debuttanti), un’inchiesta giornalistica… sono solo alcuni dei mezzi con i quali possiamo spingere a vivere in prima persona quegli eventi e, tramite l’esperienza, immedesimarsi in persone che hanno contribuito a creare il mondo nel quale viviamo. E se in un’epoca così guerresca come il XIX secolo il ruolo delle ragazze sembra marginale, sarebbe invece opportuno mostrare l’importanza dei salotti letterari di dame celebri che tanto peso hanno avuto nella discussione e diffusione delle idee del tempo. Esistono attività formative di dibattito (in stile “gioco di ruolo”) che aiutano a ricreare quelle atmosfere e il loro significato, scoprire il perché lo facevano, cosa si dicevano, cosa sognavano, fare esperienza di cosa li emozionava e perché. Scoprire in che modo, senza social network, potessero diffondere le loro idee attraverso la penisola italiana e il continente europeo. Tramite questo, trasferire quelle emozioni anche oggi colpirà al punto da rimanere impresse nella mente.

Tutto questo a me è rimasto proprio perché, nel mio cuore e nella mia mente, fin da bambino, ho sempre quasi “vissuto” quell’avventura, come se fossi stato lì. Bambino che, affascinato dalle storie del padre, sogna di diventare soldato e parteciparvi. Soldato che gioisce a Goito, soffre a Custoza, vince a Solferino. Uomo che danza con la propria sposa festeggiando l’Unità d’Italia. Veterano che, tornato a casa, si prepara a raccontare tutto ai propri figli che crescono. Forse, da vecchio, nonno che racconta queste gesta ai nipotini.

I bambini e i ragazzi vivono di avventure e di sogni: se si imprimono in loro, rimarranno per tutta la vita. La chiave perché questo entusiasmo tocchi anche la memoria del Risorgimento e non muoia passa dal farli sognare queste avventure e farle vivere loro, in qualche modo: con il gioco, con il racconto, con l’immaginazione, con il coinvolgimento, con la passione trasmessa genuinamente. Facciamoli diventare protagonisti del Risorgimento e non solo spettatori passivi, e la loro memoria rimarrà viva per sempre, in loro e in coloro ai quali, da adulti, la trasmetteranno.

Il Risorgimento Italiano nella memoria

(L'articolo è stato premiato nella categoria "Saggi brevi" del Concorso Nazionale "Il Risorgimento italiano nella memoria", promosso da Endas Emilia Romagna in collaborazione con la delegazione regionale dell'Associazione Mazziniana Italiana e con il Museo Civico del Risorgimento di Bologna e coordinato da Alessandra Casanova (coordinamento e sviluppo delle attività culturali Endas sul territorio). Il progetto si inserisce nell'ambito del progetto culturale regionale Intrecciare cultura promosso da Endas Emilia Romagna con il sostegno della Regione Emilia Romagna.)
Link https://www.facebook.com/ilrisorgimentonellamemoria/


Immagine della pagina:
- Volume in cui sono stati raccolti i lavori premiati al Concorso "Il Risorgimento italiano nella memoria"
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