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Appassionarsi alla memoria

di Lorenzo Nannetti

Nella mente umana, la memoria è sempre legata a sensazioni: luoghi, colori, immagini, suoni, eventi o altro che ci colpiscono e si fissano nella nostra mente in maniera imprevedibile e spesso non del tutto volontaria, solo perché ci hanno suscitato qualcosa di unico e irripetibile. Lo è ancora di più la memoria di eventi lontani, in particolare quelli storici: nonostante anni di studio, quanto resta in noi di ciò che abbiamo letto sui libri di scuola se non lo usiamo ogni giorno (ad esempio per lavoro) o non ne siamo… appassionati?

Per la storia questo è un problema significativo: nomi e date ci sfuggono, e comunque spesso facciamo fatica a metterli in contesto e correlazione tra loro. In quanti ricordano, per esempio, che il 2018 è il 170° anniversario delle rivoluzioni del 1848? Eppure sono stati eventi fondamentali per l’Europa! O quanti, perfino a Bologna, conoscono via D’Azeglio ma non saprebbero dire chi egli fosse, o cosa abbia fatto per meritarsi l’intitolazione di una via pubblica?

Il problema non sono “nomi” e “date” in quanto tali: troveremo migliaia di tifosi che conoscono a memoria la formazione della propria squadra del cuore di calcio, eppure si tratta apparentemente solo di aride liste di 11 nomi e cognomi. La differenza risiede ovviamente nel significato che quei nomi e quelle date hanno per noi, nell'incredibile e a volte incompreso interesse che abbiamo nei loro confronti, qualcosa magari nato da bambini, trasmesso da qualcuno, vissuto in qualche momento speciale.

Perché questo non accade anche per eventi storici così importanti come il Risorgimento? Forse perché per molti la loro memoria non sortisce emozioni altrettanto forti. Forse perché nessuno le ha fatte nascere, le ha trasmesse, le ha fatte vivere.

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