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Dove è sepolto Gioachino Rossini?

di Daniela Bottoni

Il 13 novembre 1868, nella sua villa di Passy nella campagna parigina, moriva Gioachino Rossini.
Dieci anni prima della sua morte, esattamente il 5 luglio 1858, il compositore aveva lasciato disposizioni circa la sua eredità nel testamento, di cui pubblichiamo un estratto:

Alla mia morte sarà impiegata la somma di due mila lire al più per i miei funerali; il mio corpo sarà seppellito dove stimerà conveniente mia moglie.

Tomba di Rossini in FirenzeAlla mia amatissima moglie Olimpia che fu un'affettuosa e fedele compagna e della quale ogni elogio sarebbe inferiore al merito, lego in tutta proprietà tutti i mobili di casa, biancherie, tappezzerie, drappi, porcellane, vasi; tutti i miei autografi di musica, carrozze, cavalli, tutti gli oggetti di scuderia, di selleria, di cantina; rami, bronzi, quadri e quant'altro finalmente si trovasse in mia casa, sia di citta, sia di campagna; eccettuando solamente gli oggetti che sto per dire qui sotto. Dichiaro inoltre essere l'esclusiva proprietà della mia moglie tutte le argenterie, come voglio che si riconosca per sua proprietà qualunque oggetto che dichiarasse appartenerle, quantunque esso si trovasse nella mia camera o né miei effetti. Le scatole, gli anelli, le catene, le spille, le armi, le mazze, le pippe, le medaglie, gli orologi, escluso però un piccolo orologio della fabbrica Breguet, che è di mia moglie; una piccola battaglia in argento di Benvenuto Cellini, inquadrata in oro ed avorio, necessaires di toilette, disegni ed albums saranno venduti privatamente o per mezzo d'asta pubblica come meglio giudicheranno i miei esecutori testamentari, ed il denaro che si ricaverà da questa vendita sarà messo a profitto in aumento della eredità.

Quale erede della proprietà nomino il comune di Pesaro, mia patria, per fondare e dotare un liceo musicale in quella città dopo la morte di mia moglie. Proibisco alla magistratura od ai rappresentanti comunali della detta città ogni specie di controllo o d'intervenzione nella mia eredità, volendo che mia moglie ne goda in tutta ed assoluta libertà, e non volendo nemmeno ch'essa dia una cauzione o sia obbligata a fare un impiego speciale dei beni che lacero dopo di me e dei quali le lego con usufrutto.

Voglio che dopo la mia morte e quella di mia moglie sia fondato a perpetuità a Parigi, ed elusivamente per i francesi, due premi di tremila franchi ciascuno per essere distribuiti annualmente, uno all'autore d'una composizione di musica religiosa o lirica che dovrà distinguersi principalmente per la melodia, tanto adesso negletta; l'altro all'autore delle parole sulle quali deve applicarsi la musica.

Ho desiderato di lasciare in Francia, dalla quale ebbi una cosi benevola accoglienza, questa testimonianza della mia gratitudine e del desiderio di veder perfezionata un’arte alla quale ho consacrata la mia vita. Fatto, scritto e sottoscritto di mia mano quest'oggi

Firmato: Gioachino Rossini


Inizialmente Gioachino Rossini fu sepolto, secondo le volontà della moglie Olympe Pélissier, nel cimitero di Père-Lachaise a Parigi. Furono celebrati funerali grandiosi nell’Eglise de la Sainte-Trinité, con immensa partecipazione popolare. La notizia della morte di un ospite tanto amato e ammirato suscitò generale e profonda commozione nella capitale francese. I giornali uscirono listati a lutto. Il Journal des Débats scriveva L’Italia gli aveva dato la vita, l’educazione, la gloria; la Francia gli ha serbato il suo cuore sino all’ultimo giorno.

Dopo la sua morte, tuttavia, due città italiane ambivano a riportare in patria le spoglie del genio musicale che, con la sua opera, aveva reso onore all’Italia: Pesaro, sua città natale e Firenze, che desiderava collocarle nella Chiesa di Santa Croce, Tempio delle itale gloria di foscoliana memoria, accanto a quelle di Michelangelo, di Machiavelli, dell’Alfieri, di Galileo.
Tra l’altro Rossini aveva vissuto a Firenze dal maggio 1848, quando lasciò Bologna, all’aprile del 1855. In quegli anni fece ritorno a Bologna solo per pochi mesi preferendole Firenze, città non così agitata da questioni politiche, e della cui cordiale ospitalità serbava ancor fresco il ricordo (Radiciotti, 1928).

Cenotafio di Rossini in parigiOlympe, che aveva sperato di essere sepolta accanto al marito, acconsentì nobilmente alla traslazione della salma in Italia, con la sola riserva che essa avvenisse dopo la propria morte, non volendo separarsene prima. Nel suo testamento lasciò scritto: Desidero che il mio corpo sia deposto definitivamente e per sempre nel cimitero dell’Est [cimitero di Père-Lachaise] nella tomba ove si trovano presentemente i resti mortali del mio venerato marito. Dopo la loro traslazione a Firenze, io vi rimarrò sola: faccio questo sacrificio in tutta umiltà; io sono stata glorificata abbastanza dal nome che porto (Radiciotti, 1928). Olympe morì nel 1878.

A tre mesi dalla morte della signora Rossini, per iniziativa del Maestro Cav. Riccardo Gandolfi, fu costituito a Firenze un comitato per tributare solenni onoranze al Maestro in occasione dell’arrivo della sua salma. Il comitato riuscì ad ottenere dal governo la promessa che le spese del trasporto sarebbero state sostenute dallo Stato, ma per instabilità politiche e lungaggini burocratiche passarono quasi dieci anni. Finalmente venne fissata la data della traslazione per il 3 maggio 1887.

Si trattò di una vera apoteosi. Al corteo che accompagnava lo splendido carro funebre, decorato e tirato da sei cavalli, parteciparono autorità sia civili che militari, rappresentanze dello Stato e della città, delegati di Pesaro, inviati di paesi stranieri, rappresentanze del Liceo Musicale Rossini di Pesaro (oggi Conservatorio Rossini), tutti i corpi musicali della Toscana, numerose associazioni e una folla immensa di cittadini.
In Piazza Santa Maria Novella, mentre sfilava il corteo, quattro bande musicali suonarono la sinfonia dell’Assedio di Corinto. In via Cavour fu scoperta una lapide sulla facciata della casa dove Rossini aveva abitato.
Quando il corteo giunse in Piazza di Santa Croce tutte le finestre delle case e dei palazzi circostanti erano ornate di tappeti e arazzi dai colori smaglianti e popolate di teste, grappoli umani pendevano da tutte le inferriate, da tutti i lampioni, da tutte le sporgenze (Radiciotti, 1928). Le spoglie di Rossini fecero ingresso nella Chiesa di Santa Croce sulle note della preghiera Dal tuo stellato soglio dal Mosé in Egitto, intonate da un complesso imponente di voci e strumenti. Le solenni commemorazioni proseguirono anche nei giorni seguenti, fu eseguito lo Stabat Mater nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio e si tennero diversi concerti.

Quindici anni dopo, il 13 giugno 1902, veniva inaugurato il monumento sepolcrale, frutto di private donazioni. L’esecuzione era stata affidata, a seguito di un concorso, allo scultore fiorentino Giuseppe Cassioli. Esso si trova nella navata destra della Basilica, tra quelle che Foscolo chiamò nei suoi Sepolcri: Urne dei forti che a egregie cose il forte animo accendono. Al momento di sollevare il velo che celava il monumento, l’orchestra del Liceo Musicale Rossini di Pesaro, diretta da Pietro Mascagni, eseguì con 30 violini la preghiera del Mosé in Egitto nella variazione sulla quarta corda di Paganini.
Il monumento in marmo, impreziosito da dorature, ritrae oltre all’effigie del Maestro l’Italia dolente presso la sua tomba, impersonata da una donna.

A Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise, si può comunque visitare la prima tomba di Rossini, ovvero il suo cenotafio dal 1887, una cappellina in marmo bianco sotto il cui frontone spicca la scritta in rilievo ROSSINI.


Immagini:
Tomba di Gioachino Rossini, Chiesa di Santa Croce, Firenze
Cenotafio di Gioachino Rossini, Cimitero di Père-Lachaise, Parigi
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