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LibriCecità

José Saramago

a cura di Carmela Di Matteo

imageIn una città qualunque, un uomo qualunque, in macchina fermo al semaforo, improvvisamente diventa vittima di una cecità singolare: vede tutto bianco. Egli è il primo soggetto colpito da ciò che diventa una vera e propria epidemia che si diffonde tra la popolazione. Solo una persona sembra esserne immune.
Durante il primo periodo dell’epidemia, il governo, nel vano e disperato tentativo di arrestare il numero crescente di casi, decide di rinchiudere le prime persone affette da cecità all’interno di un ex-manicomio. In quel luogo però la condizione patologica e lo stato di cattività avranno un effetto contrario e faranno emergere il lato più selvaggio e brutale degli esseri umani.

Titolo originale Ensaio sobre a Cegueira (1995)
Tradotto da Rita Desti
Pubblicato da Feltrinelli nel 2010

L’autore descrive con lucidità la vera natura dell’essere umano. La sua bassezza, l’egoismo e il brutale istinto di sopravvivenza sopravvengono quando vengono a mancare i bisogni primari all’interno di una comunità. Inoltre vengono risvegliati gli istinti animali, quali il bisogno di dominare, attraverso la forza, la violenza e la sopraffazione del più debole.
L’obiettivo principale di Saramago infatti è quello di invitare il lettore a riflettere su se stesso e sulla condizione dell’essere umano. Nel romanzo, la cecità rappresenta la metafora della vita umana, cioè l’incapacità dell’uomo moderno di guardare al di là del proprio ego e del proprio tornaconto personale. Il messaggio trasmesso è negativo e pessimista, ma lascia spazio alla speranza, rappresentata attraverso la figura della moglie del medico, che diviene sostegno per le povere anime rinchiuse all’interno della struttura.

Cecità è il primo libro di questo autore che ho letto; all’inizio è stato faticoso adattarsi allo stile, poiché vi erano l’uso del discorso diretto libero, periodi parecchio lunghi, l’utilizzo di molte virgole e alle volte risultava poco fluido. Però, dopo le prime pagine, il ritmo incalzante rende la lettura scorrevole e appassionante.
Oltre allo stile inconfondibile, ciò che rende unico il romanzo è la profondità dei temi trattati. Nonostante l’irrealtà della trama, il libro ha lo scopo di far riflettere sulla vera natura dell’uomo. Difatti, il lettore viene catapultato in una situazione nella quale tutti gli uomini gettano via la propria maschera e il finto perbenismo e scatenano la loro vera natura.
Un libro che mette a nudo l’umanità. Un autentico CAPOLAVORO.

José de Sousa Saramago nasce ad Azinhaga, in Portogallo, il 16 novembre 1922. In giovane età si trasferisce a Lisbona con la famiglia. Abbandona gli studi universitari per difficoltà economiche, lavora in campo editoriale, assumendo il ruolo di direttore letterario e di produzione per diversi anni. Contrasta fortemente la politica oscurantista del dittatore Salazar, subendo la censura sistematica dei suoi scritti giornalistici.
Il suo primo romanzo, Terra del peccato, del 1947, non ha grande successo. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista Portoghese che opera nella clandestinità, riuscendo sempre a sfuggire alla Pide, la polizia politica del regime. Questo costante impegno politico ha un’influenza importante nella vita e nelle opere dello scrittore. Nel 1977 José Saramago pubblica il romanzo Manuale di pittura e calligrafia, seguito nel 1980 da Una terra chiamata Alentejo, la saga di una famiglia di contadini sullo sfondo delle rivolte della popolazione che abita l’omonima regione del Portogallo. Ma è con Memoriale del convento (1982), che approda finalmente al successo. Pubblica in pochi anni altre due opere importanti, L’anno della morte di Riccardo Reis e La zattera di pietra, ottenendo numerosi riconoscimenti. Negli anni Novanta acquista fama internazionale con L’assedio di Lisbona, Il Vangelo secondo Gesù e Cecità.
Nel 1998 gli viene conferito il premio Nobel per la letteratura.
Muore il 18 giugno 2010 nella sua residenza di Lanzarote, nella località di Tias, sulle Isole Canarie.
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