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C’era una volta… Pelagio Palagi

di Daniela Bottoni

Autoritratto Pelagio PalagiPelagio Palagi nacque a Bologna nel 1775. Giovanissimo venne accolto sotto la protezione del conte Carlo Filippo Aldrovandi, figura di spicco della scena politica e culturale bolognese di fine ‘700, che ne indirizzò la prima formazione, soprattutto in campo artistico. Palagi studiò pittura e frequentò l’Accademia Clementina. In casa Aldrovandi, che vantava una ricca collezione di statue antiche, quadri e stampe, Palagi cominciò altresì a maturare la passione per il collezionismo e gli oggetti di antichità.

Egli esordì alla fine del Settecento negli affreschi di palazzo Aldini Sanguinetti, oggi Museo internazionale e Biblioteca della Musica, dove eseguì le statue di Bacco e Cerere nella stanza della boschereccia, impostò la struttura pittorica della sala di Enea e dipinse la figura di Aurora nella sala dello Zodiaco. Qualche anno più tardi realizzò quattro tombe dipinte per la Certosa di cui solo due sopravvivono (Pepoli e Sampieri De Gregorio). Questo periodo è caratterizzato da sperimentazioni prospettiche e scenografiche con traduzione della scultura in pittura, effetti trompe l’oeil e citazioni dell’antico secondo un gusto neoclassico.

Nel 1806 si trasferì a Roma, dove conobbe i pittori e gli scultori più famosi del tempo come Hayez, Ingres, Canova, Thorvaldsen. Lavorò per gli appartamenti napoleonici del Quirinale ed Isabella Colbran
eseguì una decorazione ad affresco nel palazzo del banchiere Torlonia in piazza Venezia, con scene della vita di Teseo e figure allegoriche. Il palazzo fu distrutto nel 1901, ma buona parte del ciclo decorativo è noto grazie alle
repliche realizzate dall’artista ed esposte alle Collezioni Comunali d’Arte di Bologna. I lavori romani denotano un progressivo orientamento dell’artista verso la pittura mitologica e di storia. Durante il soggiorno romano ebbe anche occasione di realizzare il Ritratto di Isabella Colbran, prima moglie di Rossini, esposto presso il Museo della Musica di Bologna. Claudia Collina ha osservato che il volto, grazie alla sua naturalezza, sembra la fedele trascrizione visiva delle parole con cui Rossini descrisse la cantante, dopo averla vista a Napoli nel 1815: "Mai forse questa celebre cantante era stata così bella. Era una bellezza del tipo più imponente: lineamenti marcati che sulla scena risultano magnifici, una figura splendida, occhi di fuoco alla circassa, una foresta di capelli del più bel nero corvino e finalmente l’istinto della tragedia.”

Nel 1815 Palagi lasciò Roma e tornò per alcuni mesi a Bologna, dove dipinse una serie di ritratti che mostrano una resa intimistica e psicologica, tra cui il famoso Ritratto della famiglia Insom (Bologna, Collezioni Comunali d’Arte). Sempre nello stesso anno l’artista si trasferì a Milano. Lì ritrovò Hayez, con il quale Palagi intrattenne un rapporto di solida amicizia e di proficuo scambio e insieme al quale dominò la scena artistica milanese nel campo della pittura storico-romantica. Alcune sue opere rivelano comunque riferimenti al classicismo, in particolare a Guido Reni. Fu particolarmente apprezzato come ritrattista dalla borghesia e dalla aristocrazia milanese, per la sua capacità di interpretare e trasmettere l’immagine che tali classi sociali volevano dare di sé.

Ritratto della famiglia Insom

Ma è nel 1832 che Pelagio Palagi ottenne l’incarico più prestigioso della sua carriera. Fu chiamato a Torino da Carlo Alberto di Savoia come artista di corte: “Pittore preposto alla decorazione dei Reali Palazzi”. Questo ruolo in realtà andava ben oltre l’attività pittorica, spaziando dalla progettazione architettonica a quella della decorazioni di pareti e soffitti, degli arredi, delle suppellettili, delle statue fino ai centri tavola. Nell’ambito di un riammodernamento estetico della corte sabauda voluto dal sovrano, Palagi interpretava il ruolo anacronistico a tutto tondo dell’artista rinascimentale, provetto in tutte le discipline, esprimendo appieno la propria versatilità, fantasia e raffinata genialità. Palagi lavorò principalmente all’ampliamento del Castello di Racconigi e intervenne nel Castello di Pollenzo e nel Palazzo Reale di Torino. Naturalmente il nostro non poteva occuparsi personalmente di tutte le commissioni, l’esecuzione veniva affidata a collaboratori. Presso il Gabinetto disegni e Stampe della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna sono conservati numerosi disegni dell’artista, che denotano l’accuratezza con cui egli forniva indicazioni per l’esecuzione dei propri progetti.

Pelagio Palagi si spense a Torino il 6 marzo 1860, ma non senza aver prima compiuto un gesto generoso nei confronti della propria città natale, “diletta Patria”. Personalità poliedrica e di ampia cultura, Palagi fu un appassionato collezionista. Nel corso della propria vita raccolse migliaia di oggetti appartenenti alla civiltà egizia, greca, etrusca e romana, oggetti d’arte medievale e moderna, un medagliere e incisioni e disegni suoi e di altri artisti. Nel proprio testamento egli destinò alla città di Bologna il suo “Museo d’oggetti d’arte e d’antichità, medaglie, disegni e libri coi rispettivi recipienti, cornici e altri accessori”. Il Comune avrebbe ricevuto come quota ereditaria un terzo del valore della collezione, mentre per acquisire i restanti due terzi avrebbe dovuto pagare un indennizzo agli eredi. I reperti archeologici provenienti dalla sua collezione costituiscono uno dei nuclei principali del Museo Civico Archeologico della nostra città.


le immagini:
in alto a sin - Copia dell’Autoritratto di P. Palagi (dettaglio)
a destra - Ritratto di Isabella Colbran, 1811
in centro - Ritratto della Famiglia Insom, 1815
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