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Era mio padre

Dilettevole istoria di Giuseppe Rossini, detto Vivazza, e di suo figlio Gioachino

di Andrea Olmo


Per la verità, il 1821 riservò anche preoccupazioni per Giuseppe: la terribile notizia, ovviamente fasulla, di una grave malattia del figlio, lo costrinse infatti a scapicollarsi in tutta fretta a Napoli, dove Gioachino allora soggiornava. Finalmente, il 16 marzo 1822 Gioachino e Isabella convolarono a nozze a Bologna, tra la felicità della madre di Rossini, che accese addirittura delle candele alla Vergine del Pilar per ringraziarla, e l’apparente disappunto del padre il quale, sotto sotto felice per suo figlio, accompagnò la moglie ad accendere le candele suddette... I trionfi di Rossini, intanto, continuavano, e lui ne faceva sempre partecipi i genitori: è del 1825, ad esempio, una lettera da Parigi, in cui annunciava con orgoglio a Jusfèt di stare componendo …una Cantata per l’Incoronamento del Re di Francia…, Carlo X. Si trattava, naturalmente, del Viaggio a Reims.
Ma erano vicini, purtroppo, anche quegli eventi negativi che, in parte, contribuirono all’esacerbarsi della depressione di Gioachino e all’esaurimento precoce della sua vena creativa.

Il 20 febbraio del 1827, dopo una lunga malattia, la madre di Rossini morì. Gioachino, impegnatissimo a Parigi, non riuscì a rientrare a Bologna per assistere l’amata mamma, e questo ingenerò in lui dei tremendi sensi di colpa. Il vecchio Vivazza, forse comprendendo questi struggimenti di Gioachino, e forse bisognoso lui stesso della vicinanza del figlio, lo raggiunse a Parigi, rimanendovi per circa un anno.
Subito dopo, iniziò per Rossini un altro grosso problema: il matrimonio con Isabella entrò gravemente in crisi. La Colbran si era rivelata una donna capricciosa e spendacciona e la malattia, che nel frattempo l’aveva colpita, non aveva fatto altro che peggiorarne il carattere. E con Gioachino sempre occupato a Parigi, toccò inevitabilmente a Giuseppe di doversi scontrare con la nuora. Le lettere scambiate tra padre e figlio in quel periodo sono degne di un’opera buffa dello stesso Rossini: le liti tra Giuseppe e Francisco, il servo personale della Colbran, i dispetti di quest’ultima, che arrivò addirittura a chiudere a chiave tutte le credenze della villa di Castenaso, costringendo il povero Vivazza a ricomprarsi pentole, stoviglie e cibo per poter mangiare. Roba da Turchi! commentò Jusfèt. E poi le dettagliate descrizioni di Giuseppe sulle spese pazze della nuora, con le raccomandazioni di Gioachino su come controllarne gli eccessi.
La sta là, in campagna, per farsi ridere dietro, con le sue manie di grandezza, si lamentava Vivazza, che poi definiva Isabella …superba ed infame, una scialacquona che non cerca che fare dispetti! Nel 1832, durante una visita dell’impresario Edouard Robert alla Colbran, si sfiorò addirittura la rissa: di fronte alle lamentele del soprano, infatti, l’impresario aggredì Giuseppe, definendolo Avaro fottuto! Vivazza, dal canto suo, rispose al sanguinoso insulto con due sonore pernacchie e …mandandolo a far fottere esso e tutti li protettori! Ciononostante, Jusfèt fu forse l’unico a tentare fino all’ultimo, seppure inutilmente, di far riconciliare figlio e nuora.

Le lettere di quegli anni, però, non riguardano solo le spese della Colbran e la crisi matrimoniale di Rossini: ci sono anche missive piene d’affetto verso l’anziano padre. È del 1834 una struggente lettera, in cui Gioachino ricorda con nostalgia quando, da bambino, andava a pescare anguille insieme a Giuseppe, nel mare di Senigallia.

Nel 1836, dopo lunghi anni all’estero, finalmente Rossini rientrò a Bologna. La salute di Vivazza, infatti, stava peggiorando, e Gioachino non voleva ripetere lo stesso errore commesso per la morte della madre. Certo, il Maestro viaggiò ancora negli anni successivi, ma cercò di ritornare il più possibile a Bologna per restare accanto al padre. La cura con cui si occupava dell’anziano genitore commuoveva la bella Olympe Pélissier, la nuova compagna di Gioachino, che ne parlava diffusamente in molte sue lettere.
Il 29 gennaio 1838, il pur coriaceo Vivazza, infine, lasciò questo mondo e raggiunse la sua dolce e adorata Anna. Gioachino, distrutto dal dolore, vendette immediatamente l’amata casa di Strada Maggiore, non avendo più la forza di abitarvi.
Fine.
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Maggio 2018 (Numero 28)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • Gioachino letterato
    di Piero Mioli
  • Rossini a Bologna
    di Maria Chiara Mazzi
  • Furore o Fiasco
    di a cura di Loretta Pavan
  • Era mio padre 
    di Andrea Olmo
  • La cucina al tempo di Rossini
    di Samuele Graziani
  • ...festa si far√†!
    di Daniela Bottoni
  • Brindisi a Rossini
    di Giovanni Raiberti
  • Itinerario bolognese
    di Cristina Giardini
  • Italiane in Algeri...
    di Marinette Pendola
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