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Era mio padre

Dilettevole istoria di Giuseppe Rossini, detto Vivazza, e di suo figlio Gioachino

di Andrea Olmo


Ovviamente Vivazza, da buon romagnolo testa calda e mangiapreti, non poté che entusiasmarsi per l’avvento di un governo repubblicano, anche se la sua rivoluzione, in realtà, fu più di parole che di fatti: qualche chiacchiera nelle osterie e nelle botteghe, un cartello affisso sulla porta di casa che recitava Abitazione del cittadino Vivazza, repubblican vero e poco altro. Per la verità, con l’arrivo dei francesi, una piccola rivoluzione in casa Rossini ci fu: l’abolizione dell’antico divieto, che impediva alla donne di cantare e recitare, consentì ad Anna Guidarini di esibirsi con successo nei teatri di Marche e Romagna, sempre accompagnata dal marito il quale, oltre che valido musicista, fungeva anche da guardia del corpo contro ammiratori insistenti.
Nell’aprile del 1797, con la Pace di Tolentino i francesi restituirono le Marche al Papa, cosa che deluse parecchio Giuseppe Rossini, salvo poi riprendersele nel dicembre dello stesso anno. Anche stavolta Vivazza appoggiò il regime repubblicano, ma anche stavolta con molte chiacchiere e con pochi fatti concreti: compose, infatti, un Inno Repubblicano, per altro, molto probabilmente, da lui solo firmato ma scritto da qualcun altro, acquistò, su ordine della municipalità giacobina, stoffe bianche, rosse e verdi per cucire delle bandiere, e partecipò alla Presa di Capua, una pantomima che metteva alla berlina il Re di Napoli. Alla fin fine, l’unico vero atto rivoluzionario Giuseppe lo compì una notte del dicembre 1798 quando, insieme ad altre persone, andò ad aprire le porte del ghetto di Pesaro per farne uscire gli ebrei.

L’anno successivo, i francesi furono scacciati dall’Italia dalle armate austro-russe del Generale Suvorov, validamente supportate dalle migliaia di Insorgenti italiani, e negli Stati Pontifici tornò il governo del Papa-Re. Per Vivazza, purtroppo, tutto questo non significò nulla di buono: nei primi giorni del settembre 1799, difatti, al termine di un’esibizione canora della moglie, Giuseppe fu prelevato di peso dai gendarmi pontifici all’uscita del Teatro Marsigli-Rossi di Bologna, che sorgeva allora in Strada Maggiore. L’ordine di arresto era arrivato direttamente dal Gonfaloniere di Pesaro, che nel documento definiva Giuseppe nientemeno che un Delinquente e uno de’ più scelerati capi dei giacobini pesaresi, generalmente odiato dalla popolazione!
Ma come mai il povero ed innocuo Vivazza aveva finito per essere considerato uno dei più esagitati rivoluzionari di Pesaro? Al ritorno del governo papalino, nella cittadina marchigiana era scattata una raffica di arresti nei confronti dei giacobini. I pezzi grossi, i già citati marchesi Mosca, i Perfetti ed altri, che durante l’occupazione francese avevano arraffato opere d’arte e beni ecclesiastici in quantità, spedendo anche qualche oppositore in carcere o sulla ghigliottina, avevano messo in mezzo Vivazza, gettandolo in pasto ai tribunali pontifici, mentre loro, grazie al loro status sociale e dopo aver ben oliato giudici e gendarmi, se l’erano cavata con qualche ammonimento ed una pacca sulle spalle.
Gli spaventosi reati imputati a Giuseppe li conosciamo: le chiacchiere, il cartello appeso alla porta di casa, l’inno repubblicano, la stoffa per le bandiere. E poi, la pantomima sul re di Napoli, cui peraltro avevano assistito in prima fila tutti i caporioni giacobini, e l’apertura del ghetto di Pesaro, azione cui aveva partecipato anche il cocchiere dei marchesi Mosca, anche se pareva che nessuno se ne ricordasse. Giuseppe fu addirittura accusato di aver annunciato pubblicamente i sovversivi proclami della municipalità giacobina, ovvero di aver semplicemente fatto il suo mestiere di banditore comunale!
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Maggio 2018 (Numero 28)

  • Editoriale 
    di Gabriella Lupi
  • Gioachino letterato
    di Piero Mioli
  • Rossini a Bologna
    di Maria Chiara Mazzi
  • Furore o Fiasco
    di a cura di Loretta Pavan
  • Era mio padre 
    di Andrea Olmo
  • La cucina al tempo di Rossini
    di Samuele Graziani
  • ...festa si far√†!
    di Daniela Bottoni
  • Brindisi a Rossini
    di Giovanni Raiberti
  • Itinerario bolognese
    di Cristina Giardini
  • Italiane in Algeri...
    di Marinette Pendola
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