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Le opere liriche di Rossini raccontate…

Guglielmo Tell

di Daniela Bottoni

Manifesto Guglielmo Tell, Teatro La Fenice 1856
Molte Ouverture e Arie tratte dalle opere di Rossini sono note anche a chi non è appassionato di musica classica o lirica. Ma di che cosa parlano – per citare solo qualche titolo - Il Barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell, La gazza ladra?
Il 150° anniversario della morte di Gioachino Rossini, che si celebra quest’anno, può essere l’occasione per scoprire la trama di almeno alcune di esse.


I - Guglielmo Tell

Guglielmo Tell, l’ultima opera lirica composta da Rossini, fu rappresentata per la prima volta al Teatro dell’Opéra di Parigi il 3 agosto 1829. Essa è ispirata all’omonimo dramma di Friedrich Schiller e al racconto La Suisse libre di Jean-Pierre Claris de Florian. La vicenda, che ha per protagonista il leggendario Guglielmo Tell, è ambientata nel XIV secolo in una Svizzera oppressa dal tirannico dominio austriaco. Tutta la storia è incentrata sull’amor patrio e su valori di fratellanza e libertà che entrano drammaticamente in conflitto con la passione per la donna amata e con l’amore paterno e filiale.

Il villaggio alpestre di Altdorf, nel Cantone d’Uri, è in festa per celebrare le nozze di tre coppie di paesani. Ma c’è chi tra loro non riesce a condividere questo giubilo. Uno è Guglielmo, che se ne sta tristemente in disparte perché il suo cuore è divorato da “rio veleno” al pensiero della patria che “piange” sotto il giogo straniero. L’altro è Arnoldo, segretamente innamorato di Matilde, principessa asburgica da lui salvata tempo addietro da una valanga e promessa al crudele governatore Gessler che tiranneggia il paese (“Per te, il dover, la patria, il padre oblio!”).Guglielmo percepisce in Arnoldo un sofferto turbamento e lo incita con parole infuocate alla lotta contro l’oppressore. Arnoldo, seppure combattuto tra l’amore per Matilde e la lealtà verso la patria, sembra lasciarsi convincere e promette il proprio sostegno a Guglielmo prima di allontanarsi dal villaggio.

La festa nuziale prosegue tra danze e giochi, ma viene bruscamente interrotta dall’arrivo del pastore Leutoldo. Questi, sconvolto, racconta di avere ucciso un ufficiale di Gessler per salvare l’onore della figlia e invoca aiuto per essere sottratto alla furia del comandante austriaco Rodolfo. Guglielmo ascolta le sue suppliche e lo porta in salvo sulla riva opposta del lago con la propria barca lottando coraggiosamente tra le onde. Quando sopraggiungono i soldati nessuno osa rivelare chi abbia salvato Leutoldo e alle parole provocatorie “Questo suolo non è suol di delator” pronunciate dal saggio pastore Melchthal, padre di Arnoldo, i soldati reagiscono trascinandolo via e distruggendo il villaggio.

Più tardi, in una valle ai piedi delle montagne, in vista del Lago dei Quattro Cantoni, dopo che pastori e cacciatori sono rientrati alle loro abitazioni, Matilde e Arnoldo, ancora ignaro della cattura del padre, si incontrano di nascosto. I due si confessano i propri sentimenti appassionati. Arnoldo si scusa dell’amore che osa provare per lei nonostante la distanza sociale che li divide, ma Matilde lo rassicura (“il mio cor per te solo fu piagato, per te palpita d’amor”) e lo invita a militare coi soldati di Gessler perché solo distinguendosi sul campo potrà chiedere la sua mano. Arnoldo, dimentico delle promesse fatte a Guglielmo, accetta in preda al proprio ardore (“Il core che t’ama sol cerca, sol brama di viver con te”).
Matilde si allontana al sopraggiungere di Guglielmo che, scoperto l’intrigo, rimprovera aspramente Arnoldo e, di fronte alla sua ostinazione, gli rivela che Gessler ha fatto uccidere suo padre Melchthal. A quel punto Arnoldo, incredulo e sopraffatto dal dolore e dal rimorso invoca la morte, ma Guglielmo lo esorta invece a vivere e a combattere al suo fianco per vendicare “la patria e il genitor”. Guglielmo infatti sta radunando gli abitanti degli altri cantoni contro l’oppressore.
Matilde incontra nuovamente Arnoldo e rimane turbata dalla muta disperazione di lui. Arnoldo si decide quindi a rivelarle il proprio intento di vendicare il padre (“Sangue soltanto io spero. Ai favori rinunzio della sorte, a tutto ciò che aspiro, alla gloria, a te stessa”). Matilde, affranta e consapevole che oramai “privo di speme è l’amore”, giura comunque eterna fedeltà ad Arnoldo (“L’alma mia ti segue intera. Fida sempre al tuo soffrir”), che si accommiata definitivamente da lei (“Al padre io penso. Sacrifizio io gli offro immenso se ti lascio nel martir. Dunque addio, per sempre addio. Il destin si dee compir”).
Nella piazza di Altdorf intanto Gessler ha indetto una festa. Nel mezzo della piazza è stato innalzato un palo con un trofeo d’armi, al quale tutti hanno l’obbligo di inchinarsi. Coro, musica e danze rallegrano la festa (“La tua danza sì leggera, pastorella forestiera, oggi al canto s’unirà. Quell’agil pie’ ch’egual non ha, invan l’augel seguir potrà. Non ha aprile fior gentile che pareggi tua beltà”).Guglielmo si rifiuta di onorare l’insegna, attirando l’ira di Gessler e del suo comandante Rodolfo, che riconosce in lui il temuto arciere e l’abile rematore che ha posto in salvo Leutoldo. Gessler ordina immediatamente l’arresto di Guglielmo e del figlio Jemmy. Guglielmo implora pietà per il figlio, ma Gessler gli impone una prova crudele per salvarlo. Che dia atto della sua abilità di arciere colpendo un pomo posto sulla testa del figlio. Persino l’incrollabile amor patrio di Guglielmo a questo punto vacilla (“Una viltà m’impone la vita di mio figlio: Gessler, innanzi a te mi prostro”), ma Jemmy, fiducioso della destrezza del padre, lo rincuora e lo incoraggia ad accettare la sfida. Dopo aver abbracciato commosso il figlio ed essersi raccomandato che resti immobile pregando Iddio, Guglielmo scocca il dardo e coglie il pomo, tra l’ovazione generale degli svizzeri presenti. Per l’emozione Guglielmo quasi sviene e gli cade un’altra freccia che aveva nascosto sotto la veste. Gessler esige una spiegazione e Guglielmo confessa che gli sarebbe servita per ucciderlo qualora avesse mancato il bersaglio. Gessler allora, adirato, è deciso ad uccidere padre e figlio. Solo l’intervento di Matilde, che ordina a Gessler di consegnargli Jemmy in nome del sovrano, riesce a salvare almeno il figlio, mentre Guglielmo, condannato ad una morte atroce presso la fortezza di Kusmac, viene trascinato via dai soldati gridando insieme al popolo “anatema a Gessler”.

Arnoldo è venuto a sapere della cattura di Guglielmo e attende impaziente presso la casa paterna di vendicarsi dell’empio che “mio padre ha spento e del mio ben mi priva”. Viene raggiunto da altri ribelli in cerca delle armi nascoste da Melchthal e insieme si apprestano alla rivolta e a liberare Guglielmo.

Nel frattempo Matilde restituisce Jemmy alla madre Edwige e si offre in ostaggio per la liberazione di Guglielmo. Mentre Jemmy corre ad incendiare la propria casa per dare il segnale convenuto della riscossa, scoppia un violento uragano sul lago attraverso il quale Gessler, a bordo della propria barca, sta conducendo Guglielmo verso Kusmac. Edwige, angosciata, rivolge al Cielo accorate preghiere ed ecco che sopraggiunge Leutoldo, annunciando che le mani di Guglielmo sono state liberate dalle catene ed è lui a guidare il naviglio attraverso la tempesta. Tutti accorrono verso la spiaggia e vedono che Guglielmo, dopo aver combattuto con le onde, avvicina il naviglio alla spiaggia, balza su uno scoglio e respinge al largo il naviglio sul quale si trova ancora Gessler coi suoi. Guglielmo sano e salvo riabbraccia i suoi cari. I suoi persecutori tuttavia non tardano a guadagnare la riva e Gessler lo sfida da sopra uno scoglio. A quel punto Guglielmo imbraccia la balestra e, al grido “La Svizzera respiri!”, colpisce a morte Gessler, che cade nel lago. Poco dopo irrompe anche Arnoldo con gli altri ribelli annunciando che la fortezza di Altdorf è caduta in mano ai patrioti.

Il popolo è in tripudio, a poco a poco le nubi si dileguano e il cielo si rasserena (“Tutto cangia, il ciel s’abbella. L’aria è pura, il dì raggiante: la natura è lieta anch’ella”).


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