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Maria Antonietta di Francia: luci e ombre della Regina delle brioches

di Alice Mortali

Spendacciona, frivola, amante insaziabile, vittima della Rivoluzione e pessima sovrana. Quando si parla di Maria Antonietta, la famosissima quanto famigerata ultima regina di Francia, è quasi automatico che saltino fuori una lunga serie di cliché e di aneddoti più o meno veritieri e soprattutto la frase che più di ogni altra descrive la sua (presunta) indole altezzosa e superficiale: Se non hanno pane, che mangino le brioches! (Frase presente in un’opera di Jean-Jacques Rousseau pubblicata ben 15 anni prima della nascita di Maria Antonietta e affibbiata a turno a vari personaggi, soprattutto femminili, invisi al popolo.)

In realtà, la sfortunata sovrana francese, icona universalmente nota ma assai poco conosciuta, era dotata di una personalità molto diversa da quella tramandata ai posteri dai libellisti dell’epoca. Maria Antonietta, come pochi altri personaggi nella storia, ha subito un processo mediatico ed una campagna denigratoria senza precedenti.
Nata in seno alla corte austriaca, sposa bambina di un marito goffo ed incapace di qualsiasi slancio emotivo, a soli 14 anni si ritrovò catapultata in una corte ostile e fortemente anti-austriaca come quella di Versailles.
A poco valsero le mille raccomandazioni di sua madre, la grande imperatrice Maria Teresa, che dopo anni di trattative era riuscita nell’impossibile: rovesciare le alleanze europee e placare l’antico odio tra Austria e Francia dando in sposa la sua quindicesima, e penultima figlia, al miglior partito d’Europa.
I primi anni in Francia saranno determinanti per la nascita di tutti quei luoghi comuni che ancora oggi restano appiccicati al nome di Maria Antonietta.

L’infelicità coniugale (il matrimonio verrà consumato solo 7 anni dopo le nozze avvenute nel 1770) e l’isolamento, esasperato dalla asfissiante etichetta di corte che costringeva i sovrani ad una vita perennemente sotto gli occhi di tutti, portarono Maria Antonietta a cercare piacere e consolazione nei divertimenti, nella vanità e nelle spese folli. Saranno gli anni delle acconciature monumentali alte fino ad un metro (che costringevano le dame a viaggiare in carrozza inginocchiate), gli anni delle serate infinite ai tavoli da gioco, dei balli all’opera di Parigi, degli abiti e dei gioielli scintillanti e delle amicizie, quelle amicizie che agli occhi del popolo dovevano per forza nascondere qualcosa di più…

Questi pochi anni di follie, saranno sufficienti per creare quell’immagine di regina dissipatrice, incurante delle miserie del popolo e pronta a soddisfare ogni capriccio, che ancora oggi la maggior parte di noi considera tutto sommato veritiera.

Poco importa se con la nascita dei figli la vita di Maria Antonietta era cambiata radicalmente. Dopo molti anni di attese e frustrazioni, la sovrana divenne finalmente madre: iniziò a disertare l’opera, adottò uno stile sobrio e campestre, (come volevano i dettami della nuova moda all’inglese) e si ritirò sempre più dalla vita pubblica cercando rifugio in un luogo incantato e perfetto, l’adorato Petit Trianon.
Questo castelletto dallo stile neoclassico, immerso negli sconfinati giardini di Versailles e quindi abbastanza lontano da tutto, divenne il suo luogo di delizie. A due passi dal Petit Trianon la regina fece costruire anche un vero e proprio villaggio detto Hameau de la Reine: tra queste casette dai tetti di paglia, abitate da veri contadini, la regina trascorreva le giornate passeggiando e mungendo mucche infiocchettate.

Qui, nel suo luogo prediletto, Maria Antonietta poteva disertare la noiosa vita di corte e le sue soffocanti cerimonie, ricevere gli amici più cari e dedicarsi alle sue passioni: la musica, il teatro e soprattutto, cosa mai vista a Versailles, educare personalmente i suoi adorati figli.
Sarà proprio da qui che apprenderà, il 5 ottobre del 1789, la notizia dell’arrivo di una folla inferocita proveniente da Parigi pronta a tutto pur di reclamare il suo diritto al pane e ad una vita dignitosa.

Sarà il suo ultimo giorno a Versailles: insieme al marito e ai due figli (Maria Antonietta ebbe quattro figli di cui due morti in tenera età) venne trascinata a Parigi tra gli insulti di un popolo che non aveva mai visto cosi da vicino e di cui ignorava completamente le miserevoli condizioni.

Sarà l’inizio di una prigionia che durerà quattro anni durante i quali la sovrana farà di tutto per cercare di salvare il trono di suo marito (e di suo figlio prediletto, l’adorato - e sfortunatissimo- Chou d’Amour): l’immobilismo e l’incapacità politica di Luigi XVI, spinsero infatti Maria Antonietta a prendere in mano, per la prima volta nella sua vita, le redini politiche. Per mesi incontrerà di nascosto potenziali sostenitori della causa monarchica, scriverà lettere cifrate ai sovrani di mezza Europa e, con l’aiuto di colui che da molti storici è considerato il suo unico grande amore, il conte svedese Axel Fersen, organizzerà la disastrosa fuga di Varennes (a pochi chilometri dalla salvezza un contadino riconobbe il re travestito da cocchiere dopo aver osservato il suo profilo su di una banconota).

Riportati a forza a Parigi, i sovrani vennero definitivamente imprigionati nella Torre del Tempio, una tetra fortezza che Maria Antonietta aveva sempre detestato proprio per quell’aria lugubre e sinistra, mai pensando che pochi anni dopo sarebbe divenuta il luogo del suo supplizio.

Tra quelle mura, disperata, la mattina 21 gennaio del 1793 salutò per l’ultima volta suo marito che da li a poche ore sarebbe stato giustiziato in Place de la Concorde (all’epoca Place de la Revolution) quel marito impacciato e timido che col tempo, e molta pazienza, aveva imparato ad amare.

Qui, sola e abbandonata da tutti, qualche mese più tardi subì la più terribile delle punizioni quando il Comitato di Salute Pubblica decise sadicamente di separarla da suo figlio: un bimbo di appena nove anni che agli occhi dei rivoluzionarti e del neo governo francese, era a tutti gli effetti il nuovo re.
Fortunatamente Maria Antonietta non venne mai a conoscenza della tremende fine toccata al suo Chou d’amour, murato vivo all’interno della Torre e lasciato morire solo in una cella buia e sudicia.

Quando nel luglio dello stesso anno venne trasferita in quella che all’epoca era nota come l’anticamera della Ghigliottina, la prigione della Conciergerie, Maria Antonietta era irriconoscibile. Era una donna di appena 37 anni ma sembrava una vecchia: smagrita, zoppa e prematuramente incanutita.

Tuttavia è proprio nella sua cella e durante il processo che Maria Antonietta divenne davvero regina: la giovane sovrana frivola aveva lasciato il posto ad una donna dotata di una forza e di una tempra sconvolgenti.

Nei due estenuanti giorni di processo (farsa) a cui venne sottoposta, risposte prontamente a tutte le accuse, senza tentennamenti, senza mai tradirsi e anche di fronte alla condanna a morte rimase impassibile e fiera.

Quando fu il suo turno di salire i gradini della ghigliottina, la mattina del 16 ottobre 1793, tutti, anche i suoi detrattori, non poterono far altro che ammirare il coraggio e la dignità coi quali la figlia di Maria Teresa affrontò la morte. A testa alta, senza un lamento e senza paura. Un’immagine molto, molto lontana da quella della Regina delle brioches.
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