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Ugo Bassi

di Otello Sangiorgi


Ormai deluso da Pio IX, che il 29 aprile aveva dichiarato la propria neutralità, vide allora nel capo della repubblica veneta Daniele Manin il sommo custode della fiamma italiana da seguire e da additare agli altri patrioti.

Nel frattempo, il 21 luglio 1848 venne espulso dall’Ordine dei Barnabiti (non però dal sacerdozio) per avere abbandonato il convento di Ancona. Ugo Bassi per altro non giunse a conoscenza di tale provvedimento.
In agosto, mentre continuava la sua attività di cappellano negli ospedali e nei forti che difendevano Venezia, giunse a conoscenza della battaglia dell’8 agosto e subito scrisse e pubblicò il sonetto A Bologna vincitrice.
Il 27 ottobre partecipò al combattimento di Mestre.
Il 24 novembre, in seguito all’assassinio del suo ministro Pellegrino Rossi, Pio IX fuggì da Roma. Pochi giorni dopo, i volontari pontifici che si trovavano a Venezia iniziarono a tornare in patria. Con loro era anche Ugo Bassi, che arrivò a Bologna il 16 dicembre come cappellano del battaglione comandato da Livio Zambeccari, e vi tenne discorsi patriottici per la liberazione d’Italia e contro Pio IX, che il 1° gennaio aveva lanciato la scomunica a quanti stavano attentando alla sua autorità temporale. Il 9 febbraio 1849 venne proclamata la Repubblica Romana, pochi giorni dopo Bassi partì da Bologna e arrivò a Roma per raggiungere le truppe incaricate di difendere la città.
Il 3 aprile venne nominato cappellano della Legione Italiana comandata da Garibaldi che si trovava a Rieti, per fare la guardia al confine col Regno delle Due Sicilie.
L’incontro con Garibaldi segna una nuova svolta nella vita del sacerdote patriota. Egli è quell’eroe cui cercando andava l’anima mia, e Bassi da quel momento lo seguirà fino alla morte.
Il 27 aprile i garibaldini tornarono a Roma ormai assediata dai Francesi; così egli poté prendere parte al combattimento di Porta San Pancrazio del 30 aprile, nel corso del quale venne fatto prigioniero mentre assisteva un ferito. I Francesi lo incaricarono di portare una lettera al Governo repubblicano e lo lasciarono libero.
L’8 e 9 maggio seguì Garibaldi nella controffensiva condotta contro i borbonici nella zona di Palestrina, poi tornò nella Capitale.
Il 3 giugno partecipò in prima linea, spesso a fianco del Generale, alla battaglia contro i Francesi presso il Casino dei Quattro Venti.
Il 2 luglio, dopo la resa e poco prima dell’ingresso a Roma delle truppe francesi, Garibaldi e i suoi uomini lasciarono la citta, decisi a proseguire la lotta. Cosi Bassi seguì il suo generale per tutta la trafila attraverso l’Italia Centrale e il 30 luglio gli venne affidato l’incarico di chiedere al capitano reggente di San Marino il permesso di transitare per il territorio dell’antica Repubblica e di rifornirsi di viveri.
A San Marino, dove il 31 luglio Garibaldi sciolse la legione, egli scrisse gli ultimi versi de La croce vincitrice, un poema di esaltazione del cristianesimo rimasto incompiuto.
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Maggio 2011 (Numero 18)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Unit√† d'Italia tra passato e presente
    di Alessia Branchi
  • Il Vittoriano
    di Umile Sanagrazie
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • 17 marzo: una data nascosta 
    di Pierpaolo Franzoni
  • Cronologia semi-essenziale sull'incoronazione del 1861
    di La Redazione
  • Indemoniate
    di Andrea Trentini
  • Invenzioni e scoperte del 1861
    di Samuele Graziani
  • Come rubare cento milioni di franchi e vivere felici
    di Andrea Olmo
  • Ugo Bassi 
    di Otello Sangiorgi
  • Il Teatro di Villa Aldrovandi-Mazzacorati
    di Silva Stagni
  • Breve viaggio nella storia
    di Marinette Pendola
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