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Ugo Bassi

di Otello Sangiorgi


Alla morte di questi, l’ostilità della curia partenopea lo spinse verso la Sicilia, dove restò fino al 1846, tenendo prediche in numerose città dell’isola.
Il 16 giugno Giovanni Maria Mastai Ferretti venne eletto Papa con il nome di Pio IX. Ugo Bassi, che era stato destinato al collegio barnabitico di Livorno e che nel mese di luglio e agosto si trovava a Bologna in visita alla madre, partecipò con entusiasmo ai festeggiamenti per il nuovo pontefice, mettendo però in allarme la polizia a tal punto che i superiori gli imposero di lasciare la città e di recarsi al luogo dove era stato destinato. Egli si mosse invece verso Torino, dove ebbe un colloquio con Re Carlo Alberto, che, pur trattandolo con benevolenza, non lo autorizzò a stabilirsi a predicare in Piemonte. D’altra parte anche in Sicilia era impossibile tornare, perché la polizia borbonica lo perseguitava. 18_bassi04
Nel 1847 si rassegnò ad andare a Livorno, dove alle sofferenze morali si aggiunsero quelle economiche. Il collegio toscano era povero, i proventi delle predicazioni mancavano e, in quanto straniero nel Granducato di Toscana, non poteva per legge ricevere altri incarichi.
Per migliorare tale situazione si recò a Roma dove, il 6 luglio 1847, riuscì a ottenere un colloquio con il Papa, che ben presto gli affidò l’incarico di tenere alcuni discorsi a Perugia e lo autorizzò a predicare di nuovo.
Nel marzo 1848, mentre Ugo Bassi predicava il quaresimale ad Ancona, scoppiarono le 5 giornate di Milano: era la guerra. L’8 aprile giunsero nella città marchigiana le truppe dei volontari romani dirette ai campi di battaglia, con loro c’era anche l’amico Gavazzi. Il giorno successivo, dopo avere tenuto una predica patriottica nella piazza principale, Bassi abbandonò il quaresimale e il collegio per seguire i volontari e venne assegnato come cappellano del 2° Reggimento.
Il 23 aprile - giorno di Pasqua - entrava a Bologna e nei giorni successivi vi tenne alcuni memorabili discorsi, chiedendo uomini e danaro per la guerra. Il 4 maggio ripartì per il Veneto, e il 12 maggio ebbe a Treviso il battesimo del fuoco, dove venne ferito. Durante questo e i successivi combattimenti mostrò un coraggio tale che Garibaldi stesso ebbe a definirlo il più prode degli audaci: disarmato, si esponeva al fuoco in prima linea, esortando i compagni e assistendo i moribondi.
Dopo la resa di Vicenza e di Treviso, si spostò a Venezia dove, un mese dopo i combattimenti, gli venne estratto dal corpo il proiettile che l’aveva ferito e dove dovette poi trascorrere un lungo periodo di convalescenza.
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Maggio 2011 (Numero 18)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Unit√† d'Italia tra passato e presente
    di Alessia Branchi
  • Il Vittoriano
    di Umile Sanagrazie
  • Rebus
    di Samuele Graziani
  • 17 marzo: una data nascosta 
    di Pierpaolo Franzoni
  • Cronologia semi-essenziale sull'incoronazione del 1861
    di La Redazione
  • Indemoniate
    di Andrea Trentini
  • Invenzioni e scoperte del 1861
    di Samuele Graziani
  • Come rubare cento milioni di franchi e vivere felici
    di Andrea Olmo
  • Ugo Bassi 
    di Otello Sangiorgi
  • Il Teatro di Villa Aldrovandi-Mazzacorati
    di Silva Stagni
  • Breve viaggio nella storia
    di Marinette Pendola
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