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A noi non resta che soffrire

Antonio Bajamonti, mirabile cittadino e Podestà di Spalato Italiana

di Andrea Olmo

Di fronte a tutto ciò Bajamonti, fino ad allora autonomista, cambiò le sue posizioni divenendo apertamente filo-italiano, a tal punto che gli Irredentisti, che in passato lo avevano criticato per le sue aperture agli slavi, cominciarono a considerarlo il difensore dell’italianità a Spalato.

Alla Dieta Dalmata e al Parlamento di Vienna pronunciò discorsi di fuoco, tutti rigorosamente in lingua italiana, difendendo l’italianità della Dalmazia, e denunciando la politica persecutoria del governo imperiale; memorabile fu una sua frase, pronunciata alla Camera dei Deputati austriaca, che sintetizzava il primato storico-culturale dell’etnia italiana in Dalmazia: La lingua italiana, o signori, non ci fu importata, è nostra!

Antonio dovette, inoltre, sostenere un lungo e durissimo conflitto con Gavrilo Rodi, Governatore croato della Dalmazia dal 1870 al 1881, apertamente filo-asburgico e nemico giurato del partito italiano, che considerava una forza politica infame.

Purtroppo, gli immensi sforzi di Bajamonti erano destinati al fallimento: non essendo riusciti a cacciarlo dalla sua carica con le calunnie e le minacce, le autorità austriache tentarono di sbarazzarsene offrendogli un prestigioso incarico diplomatico che, ovviamente, il Podestà rifiutò.

Allora, nel 1880, approfittando di un tumulto della popolazione croata, probabilmente sobillata dagli stessi austriaci, Vienna sciolse il consiglio comunale spalatino e destituì Bajamonti. Il seguito del medico però era ancora immenso in città, e gli austriaci dovettero procrastinare più volte le nuove elezioni, per evitare la vittoria certa di Antonio. Finalmente, nel 1882, si andò alle urne, e le cose andarono come si può immaginare: pesanti brogli, intimidazioni, aggressioni, interferenze della polizia asburgica, portarono alla sconfitta del Partito Autonomista, e Spalato ebbe, per la prima volta nella sua storia, un Podestà croato, l’Avv. Dujan Rendic-Miocevi.

Sconsolato, Antonio Bajamonti ebbe a dire che gli italiani di Dalmazia erano …ormai modeste falangi decimate, ma non distrutte, decise a rinvigorire entro i limiti delle leggi la lotta per l’esistenza

E questa lotta il fiero patriota continuò negli anni successivi: a sue spese fondò il giornale La Difesa, attivo dal 1884 al 1887, costituì la Società Politica Dalmata, nel 1886, vicina al movimento Irredentista, e la Società Economica Spalato nel 1888.

Purtroppo, anche quegli ultimi anni furono pieni di amarezze per il coraggioso medico: perseguitato dal governo imperiale, calunniato e minacciato dai croati, abbandonato da molti italiani, vide addirittura, la notte del 14 maggio 1887, il magnifico teatro da lui costruito anni prima, distrutto da un incendio doloso.

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Gennaio-Marzo 2009 (Numero 12)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Abbiamo tempo per un'associazione?
    di Alessia Branchi
  • È tempo per una nuova identità
    di La Redazione
  • Un fiore per Lina
    di Pierpaolo Franzoni
  • Il Conte di Montetristo
    a cura di Samuele Graziani
  • Una tranquilla giornata di marzo 
    di Fiorenza Maffei
  • Isaac Singer e la macchina da cucire
    di Samuele Graziani
  • Gioacchino Rossini
    di Gianna Daniele
  • A noi non resta che soffrire 
    di Andrea Olmo
  • In viaggio con il Pan di Spagna
    di Marinette Pendola
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