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A noi non resta che soffrire

Antonio Bajamonti, mirabile cittadino e Podestà di Spalato Italiana

di Andrea Olmo

Le sue opere più importanti e più note però furono la costruzione di una grande piazza, con dei portici ispirati alle Procuratie di S.Marco a Venezia, il nuovo lungomare, ovvero la cosiddetta Riva, e, soprattutto, la riattivazione nel 1880 del vecchio acquedotto di Diocleziano. Costruì inoltre una splendida fontana che, pur dedicata all’Imperatore Francesco Giuseppe, fu sempre nota agli spalatini come la Fontana de Bajamonti. Purtroppo quest’ultima opera fu distrutta nel 1947 dal regime titino, allo scopo di eliminare un odiato simbolo dell’italianità di Spalato.

Notevole fu anche l’attenzione portata dal Mirabile Podestà alle popolazioni slave: favorì, infatti, una moderata immigrazione croata dall’entroterra, costituendo inoltre un Gabinetto di Lettura slavo, e un’Associazione Culturale slava. I poveri contadini croati dell’interno, riconoscendo la comprensione che Bajamonti aveva sempre avuto per i loro problemi sin da quando era un giovane medico a Signo, lo chiamavano čače, ovverosia papà.

La carriera politica di Antonio Bajamonti però non fu affatto tutta rose e fiori, come potrebbe sembrare, ma gli riservò perlopiù duri scontri e amarezze.

Già nel 1864 infatti, il Prefetto Buratti, su ordine del governo imperiale, lo rimosse dall’incarico, sostituendolo con un commissario, il Dott. Francesco Lanza; alle successive elezioni del 1865 però, Bajamonti fu rieletto trionfalmente, ottenendo i voti anche di molti croati. La situazione politica però divenne particolarmente incandescente dopo il 1866: con la cessione del Veneto all’Italia, infatti il pericolo di perdere i loro territori adriatici divenne palese agli occhi delle autorità di Vienna, che intensificarono la loro azione persecutoria nei confronti degli italiani di Dalmazia.12_bajamonti02

Iniziarono quindi chiusure di scuole e associazioni italiane, gravi manipolazioni dei censimenti, immigrazioni massicce di popolazioni slave nelle città e isole italiane, persecuzioni nei confronti dei nostri connazionali, spesso costretti ad emigrare forzatamente, sommosse dei croati architettate ad arte dalla polizia asburgica, con aggressioni e pestaggi di italiani, che provocarono decine di morti. Ed infine una politica di calunnie e bugie, volta a screditare i podestà delle città dalmate, allora ancora tutti di etnia italiana.

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Gennaio-Marzo 2009 (Numero 12)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Abbiamo tempo per un'associazione?
    di Alessia Branchi
  • È tempo per una nuova identità
    di La Redazione
  • Un fiore per Lina
    di Pierpaolo Franzoni
  • Il Conte di Montetristo
    a cura di Samuele Graziani
  • Una tranquilla giornata di marzo 
    di Fiorenza Maffei
  • Isaac Singer e la macchina da cucire
    di Samuele Graziani
  • Gioacchino Rossini
    di Gianna Daniele
  • A noi non resta che soffrire 
    di Andrea Olmo
  • In viaggio con il Pan di Spagna
    di Marinette Pendola
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