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Una tranquilla giornata di marzo

di Fiorenza Maffei

Coloro che alzavano gli occhi al cielo cercando di intravedere qualche raggio di sole oltre le nuvole che inesorabili si addensavano nel cielo sopra Bologna rimanevano delusi. E pensare che l’indomani sarebbe iniziata la primavera. Invece un’aria frizzantina sembrava infischiarsene delle stagioni, costringendo le signore ad avvolgersi nelle calde mantelle di panno e a coprirsi il capo con il cappellino saldamente legato sotto il mento con nastri di raso.

Le donne si affrettavano verso il Mercato attraversando in fretta Piazza Maggiore. Qualcuna però camminava lentamente, cercando invano di annusare l’odore della frutta fresca e sentire i contadini declamare a gran voce la qualità dei loro prodotti. No, purtroppo, da ben otto anni ormai il mercato della frutta di Piazza Maggiore non esisteva più. I prodotti della terra avevano trovato posto tra le beccherie e le pescherie delle stradine adiacenti, proprio a ridosso del Mercato di Mezzo e così Piazza Maggiore aveva acquistato un tono più serio, i colori delle bancarelle avevano lasciato il posto alle sfumature dorate dei palazzi medioevali, ma sembrava di sentire ancora nell’aria le chiacchiere delle massaie e anche delle signore borghesi che amavano al mattino armarsi di una capiente cesta e recarsi a fare la spesa.

Percorrendo la vicina via Caprarie le donne entravano nella moderna bottega del signor Atti, che aveva aperto i battenti solo 5 anni prima: la fragranza del pane fresco rallegrava tutta la zona. Inoltre, dietro l’ampia vetrata, si trovavano in bella mostra chili di tortellini, che anche quel giorno avrebbero rallegrato parecchie tavole bolognesi.

Altra tappa d’obbligo era l’Aguzzeria del Cavallo, sempre affollata di clienti in attesa di far affilare le lame dei coltelli, più che altro spinti dalla curiosità di vedere la mola azionata da un cavallo. La bottega stava per compiere un secolo di vita, ma conservava intatto il fascino della fine del Settecento, quando era stata inaugurata.

In fondo alla via si raggiungeva il Mercato di Mezzo: l’intensa attività commerciale era accompagnata dal lento rumore delle carrozze che ogni tanto la percorrevano dirigendosi verso Piazza della Mercanzia, dove la Riccadonna, l’Artemisi e la Guidabagni, le tre alte Torri irrompevano verso il cielo. Esse, sì, avrebbero resistito alla smania di nuovo, all’ansia di demolire e ricostruire in nome della speculazione. La Torre degli Asinelli e la Garisenda erano il cuore della città, ma le tre Torri di Piazza della Mercanzia apparivano come sentinelle, ultimi baluardi di un mondo antico.

Con le ceste piene dei prodotti appena acquistati le donne cominciavano a tornare verso le proprie case. Alcune attraversavano la piazza dietro il mercato, quella che pochi anni prima la città aveva deciso di dedicare al famoso scienziato Luigi Galvani.

Sulla stessa piazza il caffè Zanarini.

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Gennaio-Marzo 2009 (Numero 12)

  • Editoriale
    di Gabriella Lupi
  • Abbiamo tempo per un'associazione?
    di Alessia Branchi
  • È tempo per una nuova identità
    di La Redazione
  • Un fiore per Lina
    di Pierpaolo Franzoni
  • Il Conte di Montetristo
    a cura di Samuele Graziani
  • Una tranquilla giornata di marzo 
    di Fiorenza Maffei
  • Isaac Singer e la macchina da cucire
    di Samuele Graziani
  • Gioacchino Rossini
    di Gianna Daniele
  • A noi non resta che soffrire 
    di Andrea Olmo
  • In viaggio con il Pan di Spagna
    di Marinette Pendola
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