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Guglielmo Tell
Manifesto 1856, Teatro La FeniceMolte Ouverture e Arie tratte dalle opere di Rossini sono note anche a chi non è appassionato di musica classica o lirica. Ma di che cosa parlano – per citare solo qualche titolo - Il Barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell, La gazza ladra?
Il 150° anniversario della morte di Gioachino Rossini, che si celebra quest’anno, può essere l’occasione per scoprire la trama di almeno alcune di esse.
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a cura di Loretta Pavan
Jourdelò ricorda Gioachino Rossini nel centocinquantesimo anniversario della sua morte proponendo alcuni brani e aneddoti curiosi che leggiamo in opere e biografie a lui dedicate. Il libro, da cui sono tratti i brani che seguono, è scritto da Vittorio Emiliani e si intitola: Il furore e il silenzio. Vite di Gioacchino Rossini, editore il Mulino.
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di Daniela Bottoni
Autoritratto, 1860 (Miniatura 2)Fino al 18 marzo 2018 Palazzo d’Accursio ospita, nella Sala d’Ercole, la mostra retrospettiva dell’artista bolognese Luigi Busi, promossa dall’Associazione culturale Bologna per le Arti. Circa una settantina le opere esposte, di provenienza sia pubblica che privata. L’arte di Luigi Busi si inquadra nel realismo ottocentesco, spaziando dalla pittura di carattere storico, alla ritrattistica, a scene di vita borghese, con una predilezione verso i temi familiari e una grande attenzione agli effetti della luce e alla resa cromatica.
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Il Palazzo Comunale racchiude al secondo piano un’autentica piazza coperta, la Sala Farnese, così ideata per accogliere le personalità che dovevano avere accesso alla adiacente Cappella Farnese e all’appartamento del Cardinale Legato, l’eminente ecclesiastico che governava la città per delega del Papa.

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Testo tratto dal catalogo della mostra "Angelo Venturoli - Una eredità lunga 190 anni", Medicina, 19 aprile - 14 giugno 2015
Superato con successo l’esame di ammissione al Collegio Artistico Venturoli di Bologna, il giovane e promettente artista poteva ufficialmente fare ingresso all’interno dell'istituto, portando con sé solo una dote base di biancheria. Da quel momento infatti l’istituto si sarebbe occupato di ogni sua necessità, facendosi completamente carico del vitto, dell’alloggio, della formazione artistica e dei vari insegnamenti.
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Spendacciona, frivola, amante insaziabile, vittima della Rivoluzione e pessima sovrana. Quando si parla di Maria Antonietta, la famosissima quanto famigerata ultima regina di Francia, è quasi automatico che salti fuori una lunga serie di cliché e di aneddoti più o meno veritieri e soprattutto la frase che più di ogni altra descrive la sua (presunta) indole altezzosa e superficiale: Se non hanno pane, che mangino le brioches! (Frase presente in un’opera di Jean-Jacques Rousseau pubblicata ben 15 anni prima della nascita di Maria Antonietta e affibbiata a turno a vari personaggi, soprattutto femminili, invisi al popolo).
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Bologna li 14 agosto 1848



Il Popolo ha reso per sempre memorabile il giorno 8 agosto scacciando da Bologna, solo, inerme senza guide ben 6000 e più tedeschi che impossessatisi della Montagnola mitragliavano contr’esso e minacciavano ruine e stragi di tutta la Città. Sì tu solo o popolo generoso sempre primo nei pericoli e ultimo a godere le vittorie esponendo i tuoi petti di ferro ai colpi tremendi dei nemici salvavi ai ricchi gli averi, l’onore alle donne, la vita ai fanciulli;
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Nel lontano 1592, l’Opera Pia dei Poveri Mendicanti fondò, fuori Porta S.Vitale, un ospedale dedicato a ricovero per i malati incurabili, l’Ospedale degli Incurabili, appunto. Questa nuova istituzione aveva, però, anche un altro nome, il nome con cui sarebbe stata nota nei secoli a venire: Ospedale Sant’Orsola. Era l’inizio di una lunga ed appassionante storia.

Già dopo pochi anni, nel 1630, il giovane Ospedale subì un primo allargamento: in seguito alla grave epidemia di peste che aveva colpito la città di Bologna ed il suo contado, il Cardinale Beniamino Spada fece costruire, di fianco al ricovero per incurabili, un modernissimo lazzaretto.

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Maria Taglioni è sicuramente la danzatrice più celebre del XIX secolo e l’inventrice, assieme al suo coreografo, il padre Filippo, del balletto classico nella forma che oggi conosciamo. Per la prima volta con lei apparvero sulle scene i tutù e i piedi delle ballerine scivolarono nelle scarpette di raso legate alla caviglia dai nastri. La Taglioni fu protagonista di molti balletti romantici, caratterizzati dai temi drammatici, dalla presenza in scena di elfi, streghe e fate; lei stessa, nelle vesti di una Silfide, incantò le platee di mezza Europa, da Parigi a San Pietroburgo, da Milano a Bologna, dove si esibì, grazie alla mediazione dei Baruzzi, nel 1842.
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Il museo, fondato nel 1966, ha sede all'interno di Villa Spada dal 1990. In un'area di circa 1000 mq sono inclusi spazi espositivi, depositi, sala conferenza, biblioteca, uffici e il laboratorio di restauro.

Il parco, al centro del quale è collocata la villa e dal quale si ha accesso, è uno spazio di pertinenza comunale, dal quale si entra anche alla biblioteca di quartiere.

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